Seduto su quella panchina, godendosi i primi raggi del sole primaverile, Andrea si chiedeva se Luisa avrebbe tardato, come si sarebbe vestita, se avrebbe o meno usato quel dolce profumo che lo faceva impazzire.
L’aveva conosciuta per caso, come quasi sempre succede a un grande amore. E come spesso succede ai grandi amori, aveva provato inizialmente per lei irritazione e rancore.
Era in fila allo sportello postale da un bel po’ quando era entrata quella donna neanche tanto bella e per giunta appesantita da qualche chilogrammo di troppo. Ma con una luce di vita negli occhi. Si era intrufolata grazie a qualche sorriso dispensato a qualche baccalà che subito le aveva ceduto il proprio posto. Ma lui no, lui se ne fregava delle sue moine. Glielo aveva fatto capire chiaramente non rispondendo alle sue occhiate furtive. Ma per dei lunghissimi minuti era rimasto avvolto in una nube di profumo… si, decise tra se e se, era profumo di vaniglia.
Aveva sbrigato le sue cose ed era uscito. Ma gli era rimasta quella leggera irritazione sottopelle. Maledizione si disse, una giornata rovinata a causa di una smorfiosa. Poi però la giornata gli offrì altri spunti, altre distrazioni e si dimenticò della smorfiosa e del suo forte profumo di vaniglia.
Qualche giorno più tardi imprecava contro il solito ritardo dei mezzi pubblici e contro quella pioggia, che cadeva fitta rendendo penoso stare in equilibrio sotto quella pensilina gremita di gente che continuamente si riempiva e poi si svuotava all’arrivo di un autobus. Come ondate di marea, si ritrovò a pensare. Facce sempre contratte, qualche raro sorriso, teste chine su giornali stropicciati cercando di rubare cinque minuti di tempo al tempo.
Finalmente il 15 si profilò all’orizzonte. Fu lesto a salire tra i primi per accaparrasi un posto a sedere. Ne individuò uno verso il fondo . Si avviò deciso e si sedette senza curarsi del passeggero a fianco. Subito gli salì alle narici un familiare profumo di vaniglia. Si volse. C’era quella sciaquetta della fila alla posta che lo guardava e che accennava a un sorriso. Si sentì quasi in dovere di restituirlo. Lei gli tese la mano:
<<Sono Luisa vedo che anche tu ti ricordi di me. >>
Beh, non l’aveva dimenticata di certo, ma rispose: << Si vagamente..... Piacere Andrea>>
<<Ma si - gli fece lei - l’altro giorno in fila all’ufficio postale...>>
<<Ah vero >> fece lui facendo finta di ricordarsi li per li.
Una pausa di strano silenzio cadde fra loro. Sentiva una strana agitazione pervarderlo e non sapeva perchè, non riusciva a spiegarselo.
<<Visto che tempaccio oggi? Credo che l’estate stia finendo oramai>>
C’era qualcosa in quella donna che lo catturava. Ne aveva conosciuto di donne in vita sua, ma poche volte si era sentito così a suo agio.
L’apparente irritazione di qualche giorno prima era sparita e si lasciò travolgere dall’entusiasmo e dalla dolcezza che quella donna emanava. Cominciarono a chiacchierare del più e del meno ad un tratto l’autobus fermo da troppo tempo li distolse dalla loro conversazione. Solo allora si accorsero che l’autobus era arrivato al capolinea e si era svuotato. E che la fermata dove doveva scendere Andrea era passata da un pezzo!
Cominciarono a ridere come due ragazzini.
<<Dai vieni ti offro un caffè. Abito a pochi passi>>
<<Ma no, non vorrei disturbarti>>
<<Ma quale disturbo? Scusa ma sei sempre così scontroso con le donne?>>
<<Dai, va bene per il caffè. Ma possiamo andare il quel bel baretto li che ne dici?>>
<<Insisto. So fare un caffè che è una favola>>
<<Mi arrendo>>
Era in una situazione imbarazzante. Lui noto sciupafemmine era restio questa volta ad accettare qualche attenzione in più. Ma non sapeva cosa gli stava accadendo. Sto perdendo colpi, disse tra se e se.
Entrarono in un piccolo caseggiato. L’ascensore li portò al secondo piano ed entrarono in un appartamentino minuscolo. Ben arredato. Fatto il caffè si sedettero in soggiorno a sorbirlo seduti di fianco sul piccolo divano davanti alla tv.
<<Ti va un pò di musica?>>
<<Si certo... che autori ti piacciono?>>
<<Ascolta... conosci questo brano?>>
Le note di Melodia africana si diffusero nell'ambiente saturo di mille emozioni.
Lui trasalì quando lei gli accarezzò il viso dolcemente. Non se lo aspettava. Eppure era da quando l’aveva vista sull’autobus che aveva sentito un tramescolio dentro, come non lo sentiva da tempo oramai. Le afferrò la mano, la portò alle labbra. La baciò delicatamente. Nessuna parola tra loro. Solo un silenzio carico di elettricità mentre gli occhi negli occhi non riuscivano a distaccarsi un momento. Dolcemente lei spostò la sua mano sulla nuca di lui, lui l’attirò a se e la baciò. Un bacio lungo, profondo. Che tagliò tutto il mondo fuori. Lo spazio, il tempo, perdettero la loro dimensione e furono solo due respiri e due cuori che per incanto divennero uno.
Piano la fece alzare dal divano, senza staccare le sue labbra da lei. Fece per prenderla in braccio, poi ci ripensò. La prese per mano e la guidò verso la camera da letto, la cui porta aperta sembrava invitarli dal primo istante.
Molto, molto tempo dopo lei sospirò, spostando la testa dalle sue braccia per guardarlo in viso:
<<Ed ora?>>
<<Ora cosa?>>
<<Ci rivedremo?>>
<<Tu pensi che io ti possa lasciare andare così?>>
<<Ma cosa diranno i nostri figli?>>
<<E cosa devono dire? Siamo soli, indipendenti, non dovremo di certo dar conto a loro!>>
<<Si ma abbiano settanta anni ciascuno. Credi che diranno che il nostro è amore?>>

Immagine: Foto di Sciac che ringrazio infinitamente
Musica : L Einaudi - Melodia africana III
Domanda rivolta in particolare ai lettori più "giovani " di Agorà: cosa ne pensate dell'amore e della sessualità nella terza età??