Faceva freddo, un freddo eccessivo per essere il 31 ottobre.
Vero è che la neve era scesa da giorni sulle montagne circostanti, ma poi un sole tiepido l’aveva sciolta velocemente regalando ai crinali della montagna colori sgargianti inframezzati da cristalli d’acqua che rendevano il paesaggio quasi magico, con quei rossi e gialli e verdi di varie tonalità.
Faceva freddo si, ma Francesca camminava nella sera incurante di esso, stretta in un giubottino di pelle blu, con la sua borsa/sacchetto sulle spalle e con le mani in tasca, persa nei suoi pensieri come le accadeva spesso. Molto distratta, Francesca: non poche persone l’avevano tacciata di arroganza per questo suo comportamento, ma lei non salutava le persone perché non voleva salutare in base a chissà quale aria di superiorità. No, lei le persone non le vedeva nemmeno, immersa nelle sue personali elucubrazioni incentivate dalla sua fervida e prolifica fantasia. Una dote – o un difetto? - che si portava dietro sin dalla sua adolescenza.
Ad un tratto alzò gli occhi e si fermò di colpo.
Lui era lì, in mezzo alla strada, immobile, imbatarrato nel suo giaccone di panno che rendeva la sua figura corpulenta ancora più imponente. I suoi lunghi e disordinati riccioli affidati alle bizzarrie del vento, gli occhi grandi, magnetici, grigi, che la fissavano.
Non un accenno di saluto o di qualsiasi emozione, non un movimento del viso che facesse capire di averla riconosciuta. Eppure immobile a fissarla.
Francesca non sapeva che fare. Salutarlo? Fermarsi a parlare con lui? Lo aveva amato, desiderato, cercato ma la loro era stata una di quelle storie che nascono storte, condannate all’insuccesso sin dall’inizio. E poi si erano persi in un vicolo stretto fatto di incomprensione, fraintesi, mancanza di dialogo e, infine, cattiveria gratuita.
Ed ora dopo tanto tempo lui era li, immobile, che la fissava in maniera strana come se non la riconoscesse eppure con qualcosa di noto.
Possibile che si fosse dimenticato completamente di lei?
Francesca si riscosse, decise di affrontarlo: in fin dei conti un saluto non avrebbe causato alcun disastro, no? Era solo una maniera civile, pensava lei, di ravvicinarsi, di ristabilire un contatto: che male c’era? Un'amicizia con lui non le sarebbe dispiaciuta di certo.
Altre persone stavano incrociando la sua strada tra le quali riconobbe, tra gli altri, Antonella; si girò dando le spalle al Lui immobile e la salutò con calore. Poi si rigirò e con un sospiro si preparò ad affrontare Lui e il suo risentimento. Ma lui non c’era più. Inghiottito dalle ombre della notte.
Smarrita, Francesca, si guardò attorno: come era potuto sparire in quell’attimo? Per andare dove? Forse aveva preso una delle traverse del Corso, chissà, forse era entrato in uno dei portoni che davano sulla strada. Ma neppure un saluto? Ma che gli aveva fatto di così grave da essere trattata in maniera così dura e indifferente da lui? Non seppe rispondersi.
Arrivò a casa, molto turbata da quello strano incontro. In fondo lo aveva amato, aveva provato qualcosa per lui e qualcosa di bello era rimasto in fondo al suo cuore. A casa trovò il suo adorato nipotino che la distrasse e gli tolse, per quella sera, il pensiero di Lui.
La mattina dopo uscì presto, doveva comprare i lumini e i fiori per recarsi nel pomeriggio al cimitero: un’incombenza che le causava un peso insopprimibile sul cuore ma alla quale non si sottraeva mai, nessun anno.
Restò sbalordita, però, a leggere un avviso mortuario che portava la data della sera precedente ma che lei, la sera prima, non aveva visto affatto, pur essendo passata proprio davanti la bacheca delle affissioni.
Secondo quel manifesto Lui era morto il giorno prima e l’indomani, che era l’oggi della lettura, si sarebbero svolti i funerali. Lui, l’uomo dai magnetici occhi grigi che aveva amato e che aveva incontrato la sera precedente.
Ma se era morto come poteva averlo incontrato? Oppure era il suo fantasma che era venuto a cercarla per l’ultima volta? Ma che idiozie! Lei era scettica, non credeva affatto a questo genere di cose!
Un brivido però le attraversò la schiena… la notte appena trascorsa era la notte di Halloween, la notte delle streghe e dei morti che ritornano a vivere, la notte che rende possibile l’impossibile….