venerdì, 30 settembre 2005

 

Una poesia per una foto

Questa poesia la dedico alla persona che mi ha mandata questa foto affinchè io, attraverso questo blog, possa farvi ammirare un luogo da favola. Condivido pienamente la frase che accompagnava la foto .... Grazie Ago di averci permesso di dividere insieme a  me  - e ora insieme a tutti coloro che ammireranno la tua foto - questo angolo di paradiso, come lo chiami tu.

E non me ne voglia Natalino se dico che se le fiabe esistono è perchè esistono - anche - luoghi del genere. E questa è veramente un luogo da fiaba, ma non da fandonia

Canzone di viaggio
-Hermann Hesse

Sole illumina il mio cuore,
vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
Piacere più profondo non conosco sulla terra
se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,
il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
per condividere la vita della nostra terra
dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve
nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
finché lieto posso tutte le forze celebrare,
e di ogni stella diventare ospite e amico.

Eccovi il commento che accompagnava la foto e la foto stessa. Che ne dite?

.... questo è Zell am see Perla...un'angolo di paradiso dove, quando guardi negli occhii una persona speciale, le parole non servono a nulla...amore o amicizia che sia.. Ago

postato da: perlasmarrita alle ore 14:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:poesie e affini
venerdì, 30 settembre 2005

 

Un piccolo ritorno sui commenti è d'obbligo

"1 racconto spec. di origine popolare in cui compaiono personaggi e creature fantastiche, come streghe, maghi, gnomi e sim.: raccontare una f., una f. irlandese, la f. di Cenerentola, le fiabe di Andersen
2 fig., fandonia: non crederci, sono tutte fiabe!

... le stesse persone che questo mi insegnavano mi hanno fatto conoscere la solitudine... e devo ringraziarle se oggi sono così... forse anche io appartengo ad una fiaba...       Natalino"

 

Solo adesso ho trovato il tuo commento Natalino: io nn so chi tu sia e  invece mi piacerebbe avere un dialogo vero con te. Vero nel senso di ascolto... perchè forse tu hai incontrato  solo persone che non hanno mai ascoltato, che non hanno mai aperto il loro cuore al tuo. Oppure tu non hai saputo ascoltarli .. spesso...troppo spesso vuoi per cecità interiore, vuoi per consapevole salvaguardia del nostro ego, siamo tentati di spostare sempre in la le nostre responsabilità

J. F.Kennedy disse <<..... nn chiedetevi quello che la nazione puo fare per voi, piuttosto chiedetevi quello che voi potete fare per la nazione....>> Io spesso chiedo  ma tu cosa dai agli altri? E, parimenti,  mi chiedo <<ma io cosa veramente faccio per me stesso?>> Mi accontento di quello che mi si da così, inopinatamente, oppure inizio la faticosa ricerca del capire che porta, si da un lato a una propria messa in discussione,  a una rilettura di se stessi... ma che dall'altro,  proprio nello sforzo di rileggersi - se fatta obiettivamente -,  dovrebbe portare ad un ridimensionamento delle proprie e altrui responsabilità. Ovvero  voglio dire, ad esempio, chiedersi ma io cosa ho fatto per ascoltare veramente gli altri? Li ho mai ascoltati veramente? E' dovuto a questo se gli altri non mi hanno mai ascoltato? Ecco rispondersi sarebbe utile...  per capire e eventualmente riscrivere qualcosa di se, traendone vantaggio e materiale per riavvicinarci  a chi ci sta intorno. Ma in un modo diverso, più costruttivo.  Purtroppo è troppo facile addossare agli altri le responsabilità dei propri errori... ed è purtroppo quello che la società in cui stiamo vivendo ci insegna.  Una società basata sull'apparire che spinge ad un individualismo, ad un egoismo ed egocentrismo esasperato ... Naturalmente le mie riflessioni non sono dirette a te, che nn conosco - lo ripeto- ma sono pensieri in libertà frutto di  mia ricerca interiore.

Per tornare alla fiaba, ovvero alla fandonia nel senso figurato del termine.... beh io credo che le fandonie servano a questo. Ovvero,  attraverso il racconto romanzato di una esperienza,  dare rappresentazione di situazioni paradossali, inverosimili ma che proprio per la loro caratteristica  di "fandonia" ognuno di noi puo accettare perchè nessuno coscientemente e consapevolmente potrebbe accettare di identificarsi realmente in  una principessa che dorme cento anni ( ma era sotto azoto?... e le sue funzioni vitali da quali macchine erano tenute in vita? ) . Ma allora la cattiveria della strega a cosa è servita? A spostare solo più in la la felicità? E poi, ma cos'è la felicità?

Ma questa è un'altra storia di cui parleremo se vorrete.

Spero di averti dato una qualche risposta e di rileggerti presto Natalino

postato da: perlasmarrita alle ore 11:48 | Permalink | commenti
categoria:fiabe e storielle
giovedì, 29 settembre 2005

COMMENTI AI COMMENTI

Mia dolce anonima veneziana si lo so come sei. Hai un animo così nobile che neppure un'alluvione riuscirebbe a travolgere con se nel fango. Ti poni sempre domande e sempre opportune... che dirti? Da te ho appreso cos'è il perdono vero, cos'è il confronto oltre gli schemi. No non mi stai rovinando il blog, anzi ti ringrazio di questo intervento che mi da modo di mettere a fuoco una parte della fiaba. La solitudine è dentro di noi, nessuno può cancellarla con la sua sola presenza. Ma se la presenza di un "qualcuno" accanto a noi - non importa chi ... un amico, un amore, un conoscente.... - si pone verso di noi nella posizione dell'ascolto partecipe, se anche solo con un abbraccio ci fa "sentire" che è li per noi...beh.. allora la sua presenza ha un significato profondo. Ha il valore dell'esserci, del non essere più soli. In quanto al pesce rosso ..beh....  mettiti al suo ascolto.... non so... magari è un pesce che oramai si è estraniato dal mondo ... non sa cosa vuol dire dividere lo spazio di una  boccia d'acqua con un altro... ma chissà, se ascolti  veramente i suoi pensieri, capirai che è ora di comprare un altro pesce rosso. Chissà!!!

"Leggevo la tua ranella e guardavo il mio pesce e' da solo anche lui e mi chiedevo se anche lui urli silenzioso ( ma a cosa poi ? alla pompa dell'acqua ? ai sassolini sul fondo ? alla piantina finta?) magari non urla proprio ...magari sta bene ... Si' lo so' ti sto rovinando il blog ,piccola ,ma sai esattamente come sono . E' davvero un compagno o compagna di strada , di stagno , di foresta che leva la solitudine ? Non sto criticando la tua poesia che e' bella , vera e rivolta a tutti coloro che stanno "crescendo", grandi o piccoli che siano . Voglio solo provocare , buttare un sassolino nel laghetto di perla per vedere le onde concentriche che si muovono e dove si frangono . Vogliamo parlare di solitudine ognuno per come sa' , ognuno per come gli va' ? E per assurdo ..come assurda sono io ... se lo facciamo non siamo piu' soli "

 

 PS: Ho  sottoposto agli amici il mio lavoro e come primo banco di prova voglio dire grazie a coloro che mi hanno lasciato il loro saluto Cancer, Hot, Grazieluce,  Ara,  Claudio ( anche se ha utilizzato il blog per farsi pubblicità si mercante ah ah!! ....)

 

postato da: perlasmarrita alle ore 15:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:fiabe e storielle
giovedì, 29 settembre 2005

Commento a una poesia

 

Questo poesia  è un regalo - postato a mò di commento - che una mia amica (che ringrazio infinatamente) mi ha lasciato ieri... Fa parte della sua storia, vero, ma è troppo bella affichè rimanesse confinata nelle righe dei commenti. Io l'ho letta come un inno all'amore per una donna e come un superamento dei rancori (ma cade l'ora della vendetta) che è sempre un qualcosa di auspicabile nei rapporti umani. Ma io l'ho letta, per restare all'argomento della giornata, come la descrizione di uno stato di solitudine generato da un sentimento, in questo caso di amore nn corrisposto. Chi di noi nn ha amato almeno una  volta nella vita qualcuno senza esserne ricambiato? Penso nessuno.... Beh anche io, recentemente, ho provato  come tutti questa esperienza. Dopo i primi atroci momenti di solitudine e di dolore ( causati da un "rifiuto" che io nn avevo mai sperimentato in vita mia) però, anche questa esperienza nuova per me, si è risolta in un momento di crescita e di arricchimento interiore poichè sublimando questo amore e facendolo tornare alla sua veste iniziale, ovvero quello di una splendida amicizia, mi ha lasciato una sensibilità nuova e un nuovo modo di pormi, forse con più ascolto, nei riguardi degli altri. E voi?

Corpo di donna...

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi ti ho forgiata come un'arma,
come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
Ah, la rosa del pube! Ah, la tua voce lenta e triste!

Corpo di donna mia, Persisterò nella tua grazia.
La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore infinito.


postato da: perlasmarrita alle ore 09:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie e affini
mercoledì, 28 settembre 2005

La solitudine ha molte forme attraverso le quali manifestarsi... a volte è lieve come un sorriso,  a volte è pesante come il dolore. Io ve ne offro una visone "fiabizzata" per bambini ma che, come tutte le fiabe, è diretta a far riflettere gli adulti poiche tocca i vari ambiti delle relazioni umani: dalla solidarietà, all'amicizia, all'amore, all'indifferenza. 

Lasciatemi i vosti commenti, le vostre osservazioni e le vostre domande, vi risponderò

LA STORIA DELLA RANA RANELLA

 

C’era una volta, in un paese lontano,

 

una ranetta in mezzo ad un pantano;

 

sola soletta ella stava in un fosso

 

solo stelle intorno e rugiada addosso.

 

E quando la luna era alto nel cielo

 

a gracidare iniziava con zelo.

 

Ma il suo canto era solo un lamento

 

diretto alle stelle, alla luna, al vento

 

ed i suoi occhi eran velati

 

da calde lacrime, molto salate.

 

Sognava

 

la piccola ranetta solitaria

 

ed i suoi sogni spandea nell’aria.

 

Forse sognava un ranocchio principino

 

che la rapisse al suo destino?

 

Oppure un castello in cima a una montagna

 

dove il viver assomigliasse a una cuccagna?

 

O forse sognava i mari della luna

 

ove perdersi a giocare sulla sua duna?

 

O forse ancora sognava di volare

 

insieme alle rondini, ebbra di spaziare?

 

Pluff!!

 

Di una grossa lacrima questo fu il rumore,

 

cadendo nello stagno, e l’eco le rimbombò nel cuore

 

poiché il solo sogno che il suo animo inseguia

 

era di poter gracidare in compagnia

 

Così la voce alzo verso la luna

 

senza timore o paura alcuna:

 

<<Luna lunetta, reginetta di lassù

 

ti prego, pianger e sospirar non farmi più;

 

tu che illumini e nella notte buia

 

giochi con le ombre, ti voglio dir una cosa. In gattabuia

 

io ho riposto il mio cuore

 

poiché è solo, ma gonfio d’amore;

 

di star sola or io più non posso

 

vorrei qualcuno con me qui nel fosso.

 

Qualcuno che rispondesse ai miei richiami

 

e che facesse con me dei bei ricami

 

sulla superficie dell’acqua scura

 

perché io di questa, da sola, ho paura>>

 

Ma la luna non udì la sua voce fremente

 

ed all’alba tramontò ad occidente;

 

così alla rana non restò altro da fare

 

che continuare a bagnarsi e da sola gracidare.

 

Ma una lucciola che passava di presso

 

intenta a giocare coi riflessi di un cipresso

 

udì le sue parole molto accorate

 

e corse, corse a perdifiato tra le luci dorate

 

dove avea la casa, nascosta tra le fronde

 

Maga Foresta, dalle chiome bionde.

 

Il capo di Questa di foglie era cinta

 

e la sua pelle di verde dipinta

 

tanto buona ella era e tanto faceva

 

per i suoi amici, nei quali credeva.

 

<<Ti prego, aiutami Maghella,

 

te lo chiedo a nome di Ranella.

 

Essa è nel pantano e intorno a lei nessuno

 

ma il suo desir piu grande e di aver qualcuno>>

 

Così la lucciola alla maga parlò

 

la quale subito con essa andò;

 

presto arrivarono presso lo stagno

 

ove Ranella faceva il bagno.

 

Ella era immobile, quasi fosse morta

 

come qualcuno a cui nulla importa.

 

Intorno a lei nessun rumore

 

solo il battito si sentia del suo cuore.

 

Allora Maghella colse una bacca

 

indi la mise nella sua sacca;

 

con la sua bacchetta tre volte bussò,

 

chiuse gli occhi e tre volte parlò:

 

<< Abracadabra cadabra cadì ...

 

voglio una rana subito qui>>.

 

E per magia una rana saltò

 

dalla sua borsa e nell’acqua andò,

 

subito cantando con allegria

 

fece un gran salto ed andò via.

 

La rana Ranella ebbe paura,

 

che fosse un sogno era sicura

 

così si disse; “sento un gracidio che nn è un lamento

 

non può essere la mia eco portata dal vento.

 

Che forse qualcuno abbia udito

 

ciò che chiedevo e l’abbia esaudito?”

 

E fu così che guardò in su

 

e vide, in alto lassù nel blu

 

una fioca  luce un grande bagliore

 

che la salutavano con tanto amore.

 

Ed allora Ranella capì

 

che Maga Foresta era stata lì.

 

Da allora la sua gioia fu grande

 

e tutti capirono, anche le fronde,

 

che portarono fino a Maghella

 

le voci di festa di Rana e  Ranella

 

che si rincorrevano con allegria

 

guardati da tutti con simpatia

 

E la festa fu di tutti, con una sola parola

 

la rana Ranella nn era piu sola.

 

 

 

 

Questa fiaba è stata scritta da me nel 1993 

per un libro di fiabe, scritto a piu mani
 e illustrato da vari autori, 

i cui proventi contribuirono a finanziare
l' Associazione Italiana Studio Malformazioni.

postato da: perlasmarrita alle ore 00:53 | Permalink | commenti (8)
categoria:fiabe e storielle
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