La solitudine ha molte forme attraverso le quali manifestarsi... a volte è lieve come un sorriso, a volte è pesante come il dolore. Io ve ne offro una visone "fiabizzata" per bambini ma che, come tutte le fiabe, è diretta a far riflettere gli adulti poiche tocca i vari ambiti delle relazioni umani: dalla solidarietà, all'amicizia, all'amore, all'indifferenza.
Lasciatemi i vosti commenti, le vostre osservazioni e le vostre domande, vi risponderò
LA STORIA DELLA RANA RANELLA
C’era una volta, in un paese lontano,
una ranetta in mezzo ad un pantano;
sola soletta ella stava in un fosso
solo stelle intorno e rugiada addosso.
E quando la luna era alto nel cielo
a gracidare iniziava con zelo.
Ma il suo canto era solo un lamento
diretto alle stelle, alla luna, al vento
ed i suoi occhi eran velati
da calde lacrime, molto salate.
Sognava
la piccola ranetta solitaria
ed i suoi sogni spandea nell’aria.
Forse sognava un ranocchio principino
che la rapisse al suo destino?
Oppure un castello in cima a una montagna
dove il viver assomigliasse a una cuccagna?
O forse sognava i mari della luna
ove perdersi a giocare sulla sua duna?
O forse ancora sognava di volare
insieme alle rondini, ebbra di spaziare?
Pluff!!
Di una grossa lacrima questo fu il rumore,
cadendo nello stagno, e l’eco le rimbombò nel cuore
poiché il solo sogno che il suo animo inseguia
era di poter gracidare in compagnia
Così la voce alzo verso la luna
senza timore o paura alcuna:
<<Luna lunetta, reginetta di lassù
ti prego, pianger e sospirar non farmi più;
tu che illumini e nella notte buia
giochi con le ombre, ti voglio dir una cosa. In gattabuia
io ho riposto il mio cuore
poiché è solo, ma gonfio d’amore;
di star sola or io più non posso
vorrei qualcuno con me qui nel fosso.
Qualcuno che rispondesse ai miei richiami
e che facesse con me dei bei ricami
sulla superficie dell’acqua scura
perché io di questa, da sola, ho paura>>
Ma la luna non udì la sua voce fremente
ed all’alba tramontò ad occidente;
così alla rana non restò altro da fare
che continuare a bagnarsi e da sola gracidare.
Ma una lucciola che passava di presso
intenta a giocare coi riflessi di un cipresso
udì le sue parole molto accorate
e corse, corse a perdifiato tra le luci dorate
dove avea la casa, nascosta tra le fronde
Maga Foresta, dalle chiome bionde.
Il capo di Questa di foglie era cinta
e la sua pelle di verde dipinta
tanto buona ella era e tanto faceva
per i suoi amici, nei quali credeva.
<<Ti prego, aiutami Maghella,
te lo chiedo a nome di Ranella.
Essa è nel pantano e intorno a lei nessuno
ma il suo desir piu grande e di aver qualcuno>>
Così la lucciola alla maga parlò
la quale subito con essa andò;
presto arrivarono presso lo stagno
ove Ranella faceva il bagno.
Ella era immobile, quasi fosse morta
come qualcuno a cui nulla importa.
Intorno a lei nessun rumore
solo il battito si sentia del suo cuore.
Allora Maghella colse una bacca
indi la mise nella sua sacca;
con la sua bacchetta tre volte bussò,
chiuse gli occhi e tre volte parlò:
<< Abracadabra cadabra cadì ...
voglio una rana subito qui>>.
E per magia una rana saltò
dalla sua borsa e nell’acqua andò,
subito cantando con allegria
fece un gran salto ed andò via.
La rana Ranella ebbe paura,
che fosse un sogno era sicura
così si disse; “sento un gracidio che nn è un lamento
non può essere la mia eco portata dal vento.
Che forse qualcuno abbia udito
ciò che chiedevo e l’abbia esaudito?”
E fu così che guardò in su
e vide, in alto lassù nel blu
una fioca luce un grande bagliore
che la salutavano con tanto amore.
Ed allora Ranella capì
che Maga Foresta era stata lì.
Da allora la sua gioia fu grande
e tutti capirono, anche le fronde,
che portarono fino a Maghella
le voci di festa di Rana e Ranella
che si rincorrevano con allegria
guardati da tutti con simpatia
E la festa fu di tutti, con una sola parola
la rana Ranella nn era piu sola.
Questa fiaba è stata scritta da me nel 1993
per un libro di fiabe, scritto a piu mani
e illustrato da vari autori,
i cui proventi contribuirono a finanziare
l' Associazione Italiana Studio Malformazioni.
