lunedì, 31 ottobre 2005
fiore

Ieri…

Ieri è il 19 maggio. Parcheggio la macchina e scendo. Dal giardinetto di fronte esce Rosy. – come stai Rosy? Tutto bene? Ho piacere, anche io tutto bene… tra poco anche te passi i 40 ormai pochi giorni… Siamo fortunati, te poi sembri sempre così giovane…- … sorride, abbassa lo sguardo e alza le spalle… come a dire “che ci posso fare, è la vita!”… Rosy è una mia amica, siamo cresciuti insieme, siamo vicini di casa. Ultimamente non ci vediamo spesso, io in realta’ adesso abito in campagna, a 5..6 km da lei, ma ogni due giorni sono a casa dei miei e puntualmente c’e’ un messaggino che devo passare da Rosy. Mentre aggiusto il video o lo stereo parliamo dei tempi passati, degli amici in comune…- lo sai che quella aspetta un bambino…. Quell’altra si è sposata… te, Mauro, quando ti sposi? Quando lo fai un bambino?...- … Io divago, in realta’ è da un pezzo che mi fanno questo genere di domande… e sempre cerco di “scappare”… a lei non chiedo, la vita non è stata molto fortunata con lei. Rosy è sempre stata un po’ acciaccata, sempre con qualche piccolo malanno da raccontare. Ora porta gli occhiali, piu’ che altro per poter tenere l’apparecchio acustico acceso. Devo ricordarmi di tenere la voce alta quando mi rivolgo a lei. Sua mamma poi è una persona veramente speciale. Ha un carattere d’oro, ormai per noi sono come di famiglia. Quando eravamo piccoli Rosy era la piu’ scanzonata del gruppo, la prendevano in giro perché non era molto bella e poi era magrissima. Pero’ era sempre con noi… in discoteca, al fiume a fare il bagno, a cena il sabato sera… è sempre stata di compagnia, simpatica, allegra… e anche oggi l’ho lasciata quasi di corsa, un salutino veloce… -ci si vede presto…-

Ieri…

Oggi è il 20 maggio, venerdì. Come sempre sono a lavoro, sto brigando le ultime cose, la settimana prossima vado in trasferta in Turchia. Raccolgo le carte, preparo i disegni… verso le 9 squilla il telefono, è mia mamma… ci sono cose che si sento anche senza dirle. E’ il nostro sesto senso che si mette in funzione, non so per quale motivo o qual è la molla che lo attiva… ma lui parte e va avanti per la sua strada… mia mamma parla piano, mi chiede se sono solo… poi parte… - ieri sera sono venuti a prendere Rosy con l’ambulanza… (parte il brivido freddo dai piedi e sale lungo la schiena…) … e si… le hanno diagnosticato una cosa brutta ai polmoni… (ma non è questo…si sente) … Rosy non ce l’ha fatta… si è spenta stamattina presto……………

Non mi sono accorto di aver riattaccato il telefono. Mi ricordo solo che avevo i gomiti appoggiati alla scrivania e le mani sulla faccia bagnate di lacrime… e mi stavo chiedendo “perché”… che non era possibile, che solo il giorno prima…. Solite cose destinate a restare sospese nel nulla…

Oggi…

Oggi è il 31 ottobre… la data giusta è domani ma io non ho voglia di buttarmi nella bolgia delle orde chiassose delle ricorrenze. Certi incontri li preferisco fare in silenzio, da solo, per conto mio. Rosy è li, mi osserva dall’alto, accanto a suo fratello Giuseppe di qualche anno piu’ grande di lei. E’ carina Rosy, mi guarda di traverso… io la saluto, ora posso parlare anche piano, sottovoce, ora mi sente lo stesso - ciao Rosy, come stai? Tutto bene? Ho piacere, anche io tutto bene… lo sai chi si è sposata? …aspetta un figlio … ah, sai, anche io aspetto un bambino … certo che potevi aspettare un po’ prima di andare, lo avresti conosciuto...-… sorride, abbassa lo sguardo e alza le spalle… come a dire “che ci posso fare, è la vita!”…

 

GUASTOTOTALE

postato da: guastototale alle ore 22:30 | Permalink | commenti (7)
categoria:memorie
lunedì, 31 ottobre 2005

Halloween

Halloween non è una festa che ci appartiene, a parer mio. Noi abbiamo già Carnevale come festa esorcizzante comunque è innegabile che la notte bianca di Halloween si sta diffondendo sempre più ed è per questa ragione che comunque vi auguro una buona festa a modo mio, ricordando a me stessa e a chi lo ignorasse significato e origine di questa festa. La parola Halloween ha un'origine anglosassone e probabilmente deriva da una contrazione della frase "All Hallows Eve" ovvero la notte di Ognissanti. Nell'Irlanda celtica questa notte coincideva con la fine dell'estate e i colori tipici erano l'arancio, per ricordare la mietitura e quindi la fine dell'estate ed il nero per simboleggiare l'imminente buio dell'inverno. E' per questo motivo che i colori che caratterizzano Halloween sono l'arancio ed il nero. Narra una leggenda che gli spiriti erranti dei morti durante l'anno, tornassero la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l'anno successivo. Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! I contadini dei villaggi, perciò, rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini, rendendo i loro corpi orribili mascherandosi da mostri e gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano. Le tradizioni che accompagnano la notte di Halloween sono due: "Dolcetto o scherzetto" ha origini lontane e si dice che il 1° novembre, i primi Cristiani vagassero di villaggio in villaggio elemosinando un po' di "pane d'anima", un dolce di forma quadrata con l'uva passa. Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori.La tradizione di Jack-o-lantern deriva probabilmente dal folklore iralndese. Si racconta che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall'albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l'ingresso anche all'inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d'inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all'interno. In origine erano usati i cavoli rapa ma poi si scoprì che le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perché a tutt'oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna.

La filastrocca di Halloween

Zucca di Halloween stregata
come sei bella illuminata,
come mi guardi sorridente,
come mi sembri stravagante.
Mi terrorizzi, un pochettino,
con quel tuo sguardo malandrino:
in questa notte, o zucca arancione,
riempimi di dolci e zabaione!

postato da: perlasmarrita alle ore 19:19 | Permalink | commenti (17)
categoria:eventi
domenica, 30 ottobre 2005
je_rasoleCiao a tutti.... ciao Perla!
Ho letto il tuo commento nel post precedente. No, non ho da scusare nessuno, tantomeno te, non hai fatto nulla da essere scusata.  Come ti avevo gia' detto, ho mandato un commento ma splinder ultimamente ha qualche problemino e quando ho premuto il tasto "invia" tutto è sparito.... si, colpa mia, non l'ho copiato il messaggio... pace, sara' da esempio per la prossima volta (questa).  Dicevo, nel mio post, che dopo una dedica così io ti avrei perdonato subito, senza batter ciglio... poi spiegavo la foto, dicevo che era una prova di disegno CAD in 3D. Nello stesso periodo della prova un'amica mi dava lo spunto per iniziare un progettino che poi ho realizzato. Un oggetto volante che ti ho messo nella foto. L'amica è Je e l'aquilone a lei dedicato si chiama Je-rasole. E' uno degli ultimi aquiloni che ho realizzato ed ha volato alla manifestazione al lago Trasimeno il 1° Maggio 2005.
Perla con me non hai da scusarti di nulla, sono piu' che convinto che il tuo stile nel portare avanti il blog sia da ammirare e seguire. Io stesso sto imparando un sacco di cose da te. Quindi mi scuso io se a volte sembro un po' distante, sto cercando di ammorbidire la corazza di cui sono rivestito. Io credo e sono profondamente convinto che per mantenere un amicizia non ci siano compromessi o sotterfugi da escogitare in gran segreto, credo che una sana e umile autocritica sia piu' utile e immediata. Il filo logico poi c'e' sempre e in tutto. Come vedi il tuo post in realta' da la possibilita' di aprire numerosi altri argomenti di discussione. Io sto pensando qualcosa sugli aquiloni (di cui sono un irrimediabile appassionato), qualche altro potra' dare il via ad argomenti come l'amicizia, la passione, il volo come "sogno" e via dicendo... sono contento, questo blog si sta riempiendo sempre piu' di... emozioni!!!
Un abbraccio

GUASTO_girasolato
postato da: guastototale alle ore 13:52 | Permalink | commenti (8)
categoria:natura, atmosfere, guasto
venerdì, 28 ottobre 2005

La Leggenda del Girasole Racconto preso da " miti e leggende" di R.Pettazzoni.

Clizia era una giovane fanciulla che si innamorò del Sole, che durante l’intera giornata guidava il suo carro di fuoco per tutto l’arco del cielo. Ma un giorno il Sole si stancò dell’amore di Clizia. La fanciulla pianse senza sosta per nove giorni interi. Ferma, immobile in mezzo a un campo, osservando a lungo il suo amato che attraversava la volta del cielo. Lentamente il suo corpo si irrigidì, i suoi piedi si conficcarono nella terra, e il suo esile corpo si trasformò in un lungo stelo sottile. I suoi capelli diventarono una gialla corolla:si era trasformata in un….GIRASOLE Ecco perché questo fiore, innamorato del sole, lo segue per tutta la giornata nel suo giro nella volta del cielo.

Cercavo qualcosa da postare che seguisse il filo logico della natura continuato da Guasto con la sua favola. Mi sono imbattuta nella leggenda del girasole... è stato come un lampo! bella...mi ha riportato alla mente una conversazione avuta oggi con una mia amica, che ha generato in me sensi di colpa alti come montagne. So che non è nulla, è solo un semplice gesto ma è a lei che, con  molta umiltà e con affetto sincero e profondo, dedico questa pagina. A  una donna dolce, sensibile e generosa, cui io - mio malgrado - forse ho fatto del male. Sono contrita ma anche consapevole che un vero amico non deve solo saper ascoltare e asciugare le lacrime, ma evitare che queste scorgano. Spero che lei mi perdoni e che mi permetta di rimenerle vicina. Un abbraccio a tutti voi che passate di qua.

LA ROSA E IL GIRASOLE
di michael santhers

Sono figlio del sole
disse il girasole
lui è il padre di tutte le vite
e per questo che io mi volto
dalla mattina alla sera
per seguire il suo cammino

Ai bordi del campo una rosa
color rosso sangue
infastidita da tanta presunzione
esclamò
oh! fiore ruffiano e ingombrante
sono io al centro delle passioni
del mondo mentre tu solo
a servire col tuo olio da tavola

Intervenne un fiordaliso
..ho sentito dire
dai sussurri del vento
che ci sono posti lontani
dove i girasoli ispirano
messaggi assoluti d'amore
e le rose al macero
per liquori di festa

Giunse il fattore
colse la rosa
da donare la sera
alla sposa in attesa
poi contento per il grasso
del raccolto imminente
alla spremitura
accarezzò il girasole
col collo piegato
a scusarsi alla notte
in agguato

Io che passavo per caso
aggiunsi soltanto
che spesso i destini
sono anche in funzione
dei luoghi

La foto "I girasoli" mi è stata regalato da Guasto; è una foto ideata e creata da lui, che ringrazio molto

postato da: perlasmarrita alle ore 22:28 | Permalink | commenti (17)
categoria:fiabe e storielle, poesie e affini
giovedì, 27 ottobre 2005

.....e siccome sono sicuro che tutti voi conoscete la fiaba di Gianni Semedimela (  ) ho ben pensato di rinfrescarvi la memoria riportandola qui. Ringrazio Je che mi ha aiutato nella trascrizione in quanto i miei volumi sono ormai spariti dalla circolazione e mi mancava il finale...

GIANNI SEMEDIMELA

C’era una cosa che a Gianni piaceva fare più d’ogni altra, ed era quando riusciva trovare un bel posticino assolato: allora si fermava, faceva un piccolo buco nella terra, e dentro vi seminava un seme di mela. Un seme che, Gianni lo sapeva bene, si sarebbe tramutato un giorno in un bellissimo albero di mele. Così Gianni trascorreva il suo tempo, facendo buchetti nel terreno e piantandovi semini di mele e poi facendo nuovi buchetti e seminando altri semi, finché l’intera campagna attorno alla sua casa non fu costellata di giovani meli. - Chissà cosa farò quando non ci sarà più nemmeno un pezzettino di terra in cui seminare le mie mele? - Chiedeva Gianni ai piccoli animali della fattoria, suoi amici. Un giorno, mentre camminava lungo la strada in cerca di un ennesimo posticino assolato in cui piantare almeno un altro alberello, Gianni udì il suono di una canzoncina che si avvicinava sempre più: - Vieni con noi, con noi nel West, non star li come un palo! Salta su un carro che va nel west, o resterai da solo! - E proprio sotto gli occhi di Gianni ecco sfilare lungo la strada una lunghissima carovana fatta di tanti carri coperti trainati da grossi buoi. Davanti a ciascun carro camminava un uomo alto e nerboruto, vestito di pelli di daino e con un grande fucile ad armacollo: era un pioniere! E con i pionieri viaggiavano le loro famiglie, dirette nelle terre dello sconfinato West, dove avrebbero costruito le loro case. - Forza ragazzo, vieni con noi! - Gridarono i pionieri rivolti a Gianni, quando lo videro sul ciglio della strada. - Vieni con noi nel West, ragazzo. Avanti, forza, vieni! -  - Ma io non potrò mai diventare un pioniere! - esclamò Gianni. - Io non sono alto e forzuto. Non sarei neppure capace di abbattere un albero per farne un capanno, ne di preparare i campi per seminarvi il grano. Penso che non sarei di molto aiuto nel West! - Ma i pionieri non lo ascoltavano più. Continuavano imperterriti, cantando, la loro marcia verso il West e ben presto anche l’ultimo dei loro carrozzoni scomparve in fondo alla strada. Solo le ultime parole della loro canzoncina risuonarono alle orecchie di Gianni: - … o resterai da solo! -  - Piacerebbe anche a me andare verso il West -  Si disse Gianni. - E perché non potresti Gianni? - disse una vocina proprio dietro di lui. Era la voce del suo Angelo custode. - Non tutti i pionieri sono dei taglialegna. Tu potresti un pioniere di quelli che seminano mele. Ovunque ci siano case, la gente avrà presto bisogno di alberi di mele. Perché vedi, Gianni, pensa solo un istante a quello che si può fare con le mele: mele fritte, mele cotte, mele rosse zuccherine, mele al forno, stuzzicanti, si ce n’è per tutti quanti. Non ti paiono divine? Dai retta a me, Gianni, tu nel West sei necessario! Hai una missione da compiere, Gianni Semedimela! -  - Ma io non possiedo un carro coperto - Disse Gianni - E non ho neppure un coltello, ne un fucile! -  - Sciocchezze! - Fece l’Angelo custode - Tutto quello che ti occorrerà sarà un pentolino in cui cucinare una piccola scorta di semi di mele… e, naturalmente, dovrai avere una bibbia per meditare! -  -Fantastico! - esclamò Gianni. - Io un pentolino ce l'ho. Eanche la Bibbia e i semi di mele. Posso anche partire subito. Vado al West oggi stesso, mio caro Angelo! Naturalmente però, prima di partire, Gianni si fermò da tutti  i suoi amici: gi animali della fattoria. - Sono venuto a salutarvi - disse - perchè siete stati dei cari amici per me. Sono certo che mi  mancherete quando sarò laggiù, tutto solo. Gli animali erano addolorati. Anch'essi sapevano che avrebbero sentito la mancanza di Gianni. - Bene, addio! - egli disse alla fine e prese la strada che portava al West. Il West, a quei tempi, era come una sola, immensa foresta: una foresta sterminata, folta, buia... un luogo proprio pauroso, insomma, per un ragazzo che viaggiasse da solo, senza un coltello nè un fucile. Ma queste paure non sfiorarono neppure Gianni Semedimela che continuava a camminare lungo  lo stretto sentiero nell'immensa foresta, cantando un'allegra canzoncina e guardandosi bene attorno, sia a destra  che a sinistra, per scovare qualche  bel posticino assolato in cui  seminare i suoi semi di mela. No, Gianni non aveva davvero paura nella foresta. Però era solo: questo doveva ammetterlo. Erano giorni e giorni che non vedeva anima viva e soprattutto gli mancavano i suoi amici animali della fattoria. Naturalmente  però Gianni non era la sola anima viva che si trovasse nella foresta, anche se questa era proprio la sua sensazione. In realtà, invece, da ogni lato, dei piccoli occhi brillanti seguivano il suo cammino. E mentre  Gianni camminava, le piccole creature della foresta arzigogolavano su di lui. Perchè, dovete sapere, gli animali non amavano l'Uomo. L'unico Uomo che essi conoscevano era il pioniere alto e nerboruto, colui che tagliava gli alberi per farne capanni, che radeva al suolo i boschi per ricavarne dei campi, che uccideva gli animali selvatici per ottenerne cibo e pelli. E, ovviamente, tutto questo non garbava agli animali della foresta. Così, mentre Gianni camminava tutto solo, essi si nascosero e stettero a guardarlo. - Eppure non somiglia a tutti gli altri - sussurrò uno scoiattolo. - Non è così alto, e non sembra così forte - disse un altro. -Non ha nè un coltello, nè un fucile - proseguì il leprotto più piccolino. - E tuttavia è un  Uomo - rammentò loro il cervo con la sua aria mite - perciò bisogna essere molto, ma molto prudenti. E lo furono. Si limitarono solo a osservare Gianni che procedeva per il suo cammino e lo fecero nel silenzio piu' assoluto e con la massima cautela, finché il giovane uomo non ebbe finalmente raggiunto una piccola radura assolata, circondata da alberi annosi, e non si fu fermato soddisfatto. - Ecco un bel posticino - disse Gianni. - Proprio adatto per piantarvi un melo. E appoggiati per terra il suo pentolino, il libro della Bibbia e il fagottello con i semi delle mele, Gianni prese un bel bastoncino diritto che aveva trovato per terra. - E' proprio un bel bastoncino per fare i buchetti che mi servono - affermò. Non così la pensarono gli animali che lo osservavano nascosti! - Attenzione! - sussurrarono. - Pericolo! L'Uomo ha un fucile! Correte! Correte! Correte! Correte! L'allarme diede il via al un fuggi fuggi generale e tutti si rifugiarono nel folto della foresta, sparpagliandosi in ogni direzione. Solo il più piccolo dei leprotti, nella sua fuga precipitosa, mise un piede in fallo e rimase intrappolato in una radice contorta. Squittì e si divincolò quanto più poté, ma non riuscì a liberarsi. - Oh, poveretto, che tristezza - gemettero gli altri animali appena lo seppero. E dai loro nascondigli nel folto della foresta, ritornarono cautamente verso la radura per vedere cosa sarebbe successo al leprottino più piccolo del gruppo. - Chi va là? - chiedeva intanto Gianni  Semedimela cui non era sfuggita la fuga precipitosa degli animali nel cuore della foresta. - Come sarebbe bello se trovassi un amico! - esclamò nuovamente Gianni. E chiamò di nuovo; ma nessuno gli rispose. Allora, aprendosi un varco tra gli arbusti con il suo lungo e diritto bastone, Gianni Semedimela si addentrò nella foresta. E lì, mentre tutti gli altri animali trattenevano il fiato pieni di spavento, Gianni trovò il più piccolo dei leprotti con la zampina imprigionata nella radice contorta. - Allora? - fece Gianni teneramente. - Cosa ti capita, piccolino? E con molta delicatezza liberò la zampina del più piccino dei leprotti dalla radice che lo imprigionava e lo lasciò andare. Appena si sentì libero, il leprottino corse verso il folto della foresta. - Come desidererei che tu non scappassi - gli gridò dietro Gianni Semedimela. - E' così solitaria per me la foresta e io sarei così felice di esserti amico! Il più piccolo dei leprotti non rispose, si limitò solo a fare un rapido dietro-front e a ritornare nel punto in cui Gianni si era fermato. Allora strofinò il suo morbido nasino contro il palmo della mano di Gianni e giocherellò con i proprio baffi in modo tanto buffo e amichevole. Gli altri animali erano sbalorditi. - Ma allora quest'Uomo non è cattivo! E' genntile e affettuoso! - si dissero. Così, uno dopo l'altro, uscirono dai loro nascondigli e si raccolsero intorno a Gianni Semedimela che, poco dopo, poteva contare su una moltitudine di nuovi amici. - Evviva! - rise Gianni, felice. - E' così bello che mi pare di essere di nuovo nella mia cara fattoria! E da quel giorno in poi Gianni Semedimela non fu più solo. Camminava attraverso il grande West e ovunque trovasse un posticino assolato in mezzo agli alberi della foresta, piantava il suo alberello di mele. E mentre piantava cantava e ricantava un'allegra canzoncina: - Mele fritte, mele cotte, Mele rosse zuccherine, Mele al forno, stuzicanti, Mele bianche, sopraffine. Qui ce n'è per tutti quanti! Non vi paiono divine? - Con il passare degli anni, in tutto il vasto territorio, le fattorie si moltiplicarono e così gli uomini e le loro case. E in quasi tutti i frutteti che circondavano quelle case c'erano i meli che Gianni aveva piantato. Dovunque Gianni era un ospite gradito che non mancava mai quando si trattava di inaugurare un granaio, di porre la prima pietra di una nuova fattoria, ovunque insomma la gente si radunasse per festeggiare in allegria qualche nuovo avvenimento. Ma, tra un raduno e l'altro, Gianni porcedeva nel suo cammino: c'era ancora tanta di quella terra nel West! Né mancavano i giorni in cui Gianni scorgesse in lontananza neppure una casa, un carro, un pioniere. Eppure egli non era solo in quei solitari boschi del West! Non era affatto solo, perché appena cominciava a cantare, ecco  che dietro ai cespugli, dalle cime degli alberi, dagli anfratti più nascosti, sbucavano mille animaletti della foresta. - Eccolo! Questo è l'Uomo! - sussurravano. - Non porta né fucili né bastone ed è per noi un amico sincero! E così, mentre il più piccolo dei leprotti gli zampettava accanto facendogli mille moine e strofinandogli il nasino morbido contro il palmo della mano, Gianni Semedimela non era più solo! Perché ogni creatura dell'intera, sterminata foresta adesso gli era amica.

gianni_semedimela

Se qualcuno si riterrà offeso per aver l'aver noi pubblicato questa storia lo dica pure apertamente, vedremo di risolvere la questione amichevolmente.
GUASTOTOTALE

postato da: guastototale alle ore 17:22 | Permalink | commenti (5)
categoria:natura, guasto, fiabe e storielle
Powered by WebRing.