domenica, 30 aprile 2006

Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza . Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.Quando Mussolini arriva al potere, però,  proibisce la celebrazione del 1 maggio e così durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime. All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo.

 

"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".

Ettore Ciccotti - 1903

Fonte: www.romastorica.it

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categoria:eventi, diritti, società
sabato, 29 aprile 2006

Ero li, sul molo. Sola. Sola ma avvolta, come un leggero scialle di seta, dalla bellezza dei miei ricordi, che scaldavano il gelo delle mie malinconie. Chissà perché, mi chiesi, quello che si è vissuto ritorna  alla mente casualmente con gradazioni differenti. Ma era casuale quel ricordo? Anche i momenti di felicità vengono “catalogati” dal nostro cervello in angoli diversi della mente. E con gradazioni di piacevolezza diversi.

Il ricordo dei suoi occhi neri che mi guardavano, immobili eppure vivi, erano stati catalogati dalla mia mente tra i più piacevoli flashback; immagini che da sole riescono ad illuminare un pomeriggio grigio di nebbia e di pioggia. Risalivo lentamente il sentiero che portava verso il lago,  e ogni passo che mi portava verso di lui era un passo esitante, sospeso tra l’amore e il timore.

Avevo annullato l’amore dal mio cuore, per difesa. L’amore che fa elevare fino alle stelle; che colora con tutte  le tonalità dell’arcobaleno; che suona dolcissime melodie percepite solo dai più reconditi anfratti del cuore; che culla tra le braccia, dolcemente. L’amore. Lo avevo allontanato da me perché mi aveva fatto  male, mi aveva ferito l’anima fortemente, regalandomi solo disillusione e disincanto. Da allora il timore della sofferenza aveva annullato ogni possibilità di abbandono, ogni percorso per il sogno.

Un giorno lui, però, era comparso dal nulla e con una sola parola aveva scardinato tutte mie più ferree difese: “tesoro”.  Quante volte ero stata appellata in quel modo? Tantissime! Ma  mai come quella volta,  quella parola aveva assunto un suono tanto dolce alla mia anima.

Era amore? Era solo una piacevole parentesi che si sarebbe dissolta in fretta, lo spazio di tempo di un battito d’ali di farfalla, lo spazio di una notte? Cos’era? Ma era importante scoprire cos’era, oppure più importante era abbandonarsi ad un momento d’estasi, uno di quei momenti che da soli sono capaci di riempire una vita? 

Ed ora lui era li, che mi aspettava alla fine del sentiero, davanti alla vecchia casa dipinta di un giallo tenue, incorniciata dal verde dell’edera e rallegrata dalle cascate di un glicine lilla. Percepivo distintamente il forte odore di resina, proveniente dal boschetto di pini sovrastanti, che mi donava la sensazione di selvaggia solitudine, tanto cara al mio animo smarrito. Ancora pochi passi ed avrei avuto le sue forti eppur tenere braccia intorno a me, la sua bocca che sapeva di caffè sulla mia.

La sirena del traghetto che aspettavo, e che mi avrebbe portata in breve sull’isola,  mi scosse ed i ricordi si dissolsero come nebbia fugace, davanti ai prepotenti raggi del primo sole.

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categoria:racconti, atmosfere
venerdì, 28 aprile 2006

Qualche settimana fa mi avevano regalato un libro.  D’amore e ombra di I. Allende (la figlia di S. Allende il Presidente cileno democraticamente eletto costretto al suicidio, - anche se ci sono dubbi sulle modalità di questa morte -  alla presa del potere con un colpo di stato da parte di Pinochet).  Un libro che non è recentissimo, anzi, ma che non avevo ancora letto. Poi nei giorni seguenti il matrimonio di mio fratello aveva impegnato tutte le mie energie, fisiche e mentali ed il libro era rimasto confinato in un angolo. Tra ieri e oggi l’ho letto. Ora ve ne offro riflessioni e un passo.

In questo romanzo  la Allende usa come sfondo l'inquieto scenario della società cilena, e parla del sorgere tra due giovani, impegnati entrambi in una indagine giornalistica, di una affettuosa amicizia che lentamente si trasforma in un amore destinato a consolidarsi in circostanze ostili. Tutto ruota, fin dagli inizi, intorno a una ragazza, Evengelina, in preda a periodici stati di trance che raccolgono intorno a lei una piccola folla di devoti e di curiosi. Irene e Francisco, intenti a indagare sul misterioso fenomeno, sono testimoni involontari dell'intervento di un gruppo di militari che pretendono di ricondurre alla ragione "la famosa ragazzina". Evangelina reagisce alla brutale intrusione ridicolizzando l'ufficiale che comanda i militari, e da questo episodio, apparentemente banale, prende l'avvio un'inquietante vicenda perché Evangelina, di lì a poco sequestrata dalle forze di polizia, viene data per "scomparsa". I due giovani si mettono alla sua ricerca e sono presto costretti a percorrere una triste trafila che li porta dai commissariati alle carceri, dalla morgue ai campi di concentramento, mentre l'ombra di una spietata dittatura si proietta sempre più minacciosamente sulle loro indagini, volte a scoprire realtà che il regime militare intende celare. Sebbene quelle realtà non rivelino nulla che Francisco già non sappia, per Irene la scoperta ha una diversa portata, perché ella è costretta a uscire dal mondo protettivo che l'aveva circondata e a posare lo sguardo sull'orrore.

 

"La notte era mite. Nella luce verginale il paesaggio si sfumava, si smarrivano i profili delle montagne e dei grandi eucalipti avvolti nel buio.  (...) Irene appoggiò la testa sulla spalla di Francisco e pianse tutta la sua angoscia. Lui la circondò col braccio e così rimasero a lungo, forse ore, cercando nella quiete e nel silenzio sollievo per quello che avevano scoperto, forze per quello che avrebbero dovuto sopportare. Riposarono vicini ascoltando il lieve rumore delle foglie degli arbusti agitate dalla brezza, il grido vicino degli uccelli notturni e l’andirivieni segreto delle lepri nei campi. A poco a poco si allentò il nodo che opprimeva lo spirito di Francisco. Percepì la bellezza del cielo, la tenerezza della terra, l’intenso odore della campagna, il palpito di Irene contro il suo corpo. Ne indovinò i contorni e prese coscienza del peso del suo capo sul proprio braccio, la curva del fianco contro il suo, i riccioli che gli accarezzavano il collo, l’impalpabile delicatezza della camicetta di seta fine quasi quanto la tessitura della pelle. Ricordò il giorno in cui l’aveva conosciuta, allorché il suo sorriso l’aveva abbagliato. Da quel momento l’amava e tutte le follie che l’avevano condotto in quella  caverna erano solo pretesti per raggiungere infine quell’istante prezioso in cui l’aveva per sé, abbandonata, vulnerabile. Sentì il desiderio come un’ondata greve e possente. L’aria si fermò nel suo petto e il cuore balzò in un frenetico galoppo. (…) Lei notò il mutamento del suo respiro, alzò il viso e lo guardò. Nel tenue chiarore della luna ognuno indovinò l’amore negli occhi dell’altro. La tiepida vicinanza di Irene avvolse Francisco come un manto misericordioso. Chiuse le palpebre e l’attirò a sé cercandole le labbra, aprendole in un bacio assoluto carico di promesse, sintesi di tutte le speranze, lungo, umido, caldo bacio, sfida della morte, carezza, fuoco, sospiro, lamento, singhiozzo d’amore. Le frugò la bocca, ne bevve la saliva, e aspirò il respiro, pronto a prolungare quel momento sino alla fine dei suoi giorni, sconvolto dall’uragano dei suoi sensi, sicuro di aver vissuto fino ad allora solo per quella notte stupenda in cui si sarebbe immerso per sempre nella più profonda intimità di quella donna. Irene miele e ombra, Irene carta di riso, pesca, spuma, ah Irene la spirale delle tue orecchie, l’odore del tuo collo, le colombe delle tue mani, Irene, sentire questo amore, questa passione che ci brucia nello stesso rogo, sognandoti da sveglio, desiderandoti addormentato, vita mia, donna mia, Irene mia. Non seppe che altro le disse, né quanto lei sussurrò in quel mormorio senza tregua, in quella sorgente di parole all’orecchio, in quel fiume di gemiti e di ansiti, di chi fa l’amore amando.

 

 

 

Nella foto: la Moneda, sede del governo cileno (dove S. Allende trovò la morte)  con in primo piano la statua a Allende, oggi

 Documenti recentemente declassificati del governo USA  hanno confermato che precisi ed inequivocabili ordini erano stati diramati agli agenti della CIA per prevenire l'elezione di Allende alla presidenza o, ove ciò non si fosse potuto impedire, per creare condizioni favorevoli per un golpe. "Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del proprio popolo." -- Henry Kissinger    - "Di tutti i capi di governo dell'America Latina, noi ritenemmo Allende il più pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti. Le sue politiche interne erano una minaccia per la democrazia cilena e per i diritti umani." -- Henry Kissinger  Years of Renewal.

Dopo venne Pinochet e la sua dittatura militare.

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categoria:letture
giovedì, 27 aprile 2006

Nuda è la terra, e l'anima

ulula contro il pallido orizzonte

come lupa famelica. Che cerchi,

poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perchè pesa

il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza

della distanza...Sul cammino bianco,

alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...

Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

A.Machado

Buon fine settimana a Tutti

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categoria:malinconia, atmosfere, poesie e affini
giovedì, 27 aprile 2006

Ieri sono passata dal blog di una mia amica, Alessia, per lasciarle i miei saluti e mi sono trovata davanti i versi che seguono. Li ho trovati così belli, così  coinvolgenti e straordinariamente intensi che mi è venuta voglia di farveli leggere.  Alessia non è solo una bravissima poetessa, ma anche un'ottima scrittice. Se mi darà il permesso qualche volta vi posterò qualche sua prosa. Intanto la ringrazio di avermi regalato questi versi.

 

Quand je regarde tes yeux

je ne connais que la joie de vivre.

Quand je pense à ton sourire

j'imagine le soleil sur mon corps.

Dans les plis de mon coeur

les mots sont ma musique,

et les chansons pour me bercer en toi.

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Quando guardo i tuoi occhi

non conosco che la gioia di vivere.

Quando penso al tuo sorriso

immagino il sole sul mio corpo.

Nelle pieghe del mio cuore

le parole sono la mia musica,

canzoni per cullarmi in te

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La foto è del mio amico Blacksail, che ringrazio, da cui prendo le foto per i post più belli.

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categoria:poesie e affini, da altri blog
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