mercoledì, 31 maggio 2006

Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuole dire che li posseggo anche oggi. Poichè il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba.
 Vincent Van Gogh

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categoria:aforismi e frasi celebri
martedì, 30 maggio 2006

Questo post è dedicato in particolare a Silvana ma anche a tutti quelli che in questi giorni sono alle prese con pagelle, scrutini, esami. Nella speranza di regalare, in mezzo a tanto affanno, almeno un sorriso. Buon mercoledì a tutti

ps:si lo confesso, io adoro Mafalda! Cosa ci volete fare? Un vizio di gioventù non ancora perso.

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categoria:humor
martedì, 30 maggio 2006

§4

Aprii gli occhi. Che differenza tra il mondo irreale ma splendente del sogno e la realtà fatta di una piccola stanza, spoglia, anonima. L’alba era arrivata, sorprendendomi nelle ultime brume di un sonno profondo, come non mi capitava da molto tempo oramai. I primi raggi di sole arrivarono sul mio viso piano piano, illuminando con lentezza esasperata ogni centimetro della mia pelle, prima di arrivare a cercare i miei occhi;  donandomi la straordinaria, piacevole sensazione di una carezza, con un tocco lieve, come un volo di farfalla.

Richiusi gli occhi. Volevo continuare il sogno: re-immergermi in quell’atmosfera caratterizzata da un abbandono languido, fatta da sospiri e intimità. Con gli occhi chiusi sul mondo circostante, tutta proiettata in quel momento che avrei voluto eterno potei  verificare, tangibile, la presenza di lui. Lo colsi nella morbidezza del sonno, sentivo il suo respiro regolare che seguiva lo stesso ritmo del mio. La sua mano ancora cingeva la mia vita dandomi quell’illusione di protezione, la stessa che mi aveva attratto irrimediabilmente verso di lui. Non osavo muovermi per non rompere l’incantesimo di due anime unite da un fortissimo legame spirituale, oltre che fisico. Le sue labbra increspate da un sorriso dolce, caldo mi fecero riprovare l’estasi dei momenti precedenti, quando l’ empireo era arrivato sotto forma di abbraccio forte e tremante, in un caleidoscopio di colori. Era stata la mia prima volta. Mai mi era stato dato in precedenza di poter esplorare così a fondo gli abissi dell’ appagamento.

Come in sensuale e delicato movie, negli attimi successivi era esplosa una tenerezza lieve, fatta di respiri l’uno sull’altro, di carezze che seguivano il contorno del cuore.

<<mi piace il tuo sorriso indifeso,  annegherei nei tuoi occhi veri>>

<<ed io adoro i tuoi occhi dolcissimi, vivi e immobili allo stesso tempo, per me  sono roccia scoscesa, sono calamai di poesia>>

Mi ricordai di alcuni versi, ascoltati una sera più triste delle altre. in una città sconosciuta dalle nebbie abituali. Versi recitati da un animo troppo sensibile per essere umano e troppo sofferente per essere un angelo. Glieli declamai in un sussurro:

…il vento del sud scrolla e devasta il tuo pergolato di glicini. 
Ne piombano a terra i corimbi, chicchi violetti di grandine, 
pesanti d'un peso di morte. 
Così a te traboccan dagli occhi,
nell'ora del torbido amore, le lacrime; 
ma non si raccoglie il pianto d'amore,
non si raccolgono i fiori caduti del glicine. (*)

 

Ad un tratto uno strano  silenzio aveva   scemato il nostro dire: un silenzio rotto solo dal suono delle carezze sul corpo e dalla consapevolezza della provvisorietà del nostro essere. Ascoltava in silenzio, come solo un cuore che conosce la poesia può.

Il suo indice seguiva il contorno della mia bocca dischiusa, scolpiva i miei ambiti oftalmici, la fronte alta e ricca di rugiada, i lunghi capelli sparsi sul cuscino a formare improbabili onde marine venate di bianco. Una sua mano scese a coprirmi gli occhi, quasi preparandomi alle parole di asprodolce lirismo, che avevano qualcosa di ferino, che seguirono:

... e intanto era aprile,
e il glicine era qui, a rifiorire.
Prepotente, feroce
rinasci, e di colpo, in una notte, copri
un intera parete appena alzata, il muro
principesco di un ocra
screpolato al nuovo sole che lo cuoce ...
E basti tu, col tuo profumo, oscuro,
caduco rampicante, a farmi puro…
Tu che brutale ritorni,
non ringiovanito, ma addirittura rinato,
furia della natura, dolcissima,
mi stronchi uomo già stroncato
da una serie di miserabili giorni,
ti sporgi sopra i miei riaperti abissi,
profumi vergine sul mio eclissi,
antica sensualità . . . (**)

Queste parole forti, sentite, vissute  pur se non sue mi sorpresero, donandomi l’esatta dimensione del suo tormento, che pian piano diventò il mio. Due anime avvinte dalla poesia, divise dall’ineluttabile quotidianità, riflettei.

L’incantesimo si era incrinato. Riaprii gli occhi sulla mia quotidianità sofferente in quella stanza scialba, in quel paese semisconosciuto ed ancora semi addormentato; giocoforza ritornai come per un sottile, atroce gioco del destino li,  sotto quel portico, invasi da quel profumo forte e dolce, quando davanti a quella porta chiusa, avevo intuito l’inizio e la fine del mio struggimento. Mi alzai, ancora intorpidita dai sogni. Un nuovo giorno iniziava, la mia ricerca continuava…

(*) Solaria  – A Negri

(**) La ragione del mio tempo – P. P. Pasolini

Quello che leggete qui è il quarto paragrafo del mio raccontino.  Vorrei chiarire un qualcosa che precedentemente forse non era abbastanza chiaro. In questo racconto ci sono mie personali situazioni ed emozioni vissute, sentite ma la storia di per se è frutto solo di immaginazione. La protagonista si trova in un paese sperduto alla ricerca di un "qualcosa". Ha vissuto, e sta vivendo, un'esperienza davvero straordinaria. Un amore intensissimo che le ha riempito e sconvolto la vita, allo stesso tempo; e questo si arguisce dai continui flashback che la protaginista vive. Ora è a un bivio però. Ecco e qui vi propongo un gioco. Come secondo Voi continuerà la storia? Mi piacerebbe che qualcuno mi desse indicazioni, suggerimenti o situazioni. Perchè "le storie che si scrivono, diceva Neruda, nell'attimo stesso della pubblicazione smettono di essere di chi le ha scritte e diventano di chi le legge". Un grazie vivissimo a chi vorrà cimentarsi, a tutti un abbraccio.

 

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categoria:racconti, poesie e affini
lunedì, 29 maggio 2006

Le parole che non ti ho mai detto

hanno luce accecante di gemme

e sapore tagliente;

sono piccoli misteri di luna

nel buio del mio silenzio.

Le frasi che tu cerchi

nei riflessi del mio sguardo

sono voli di nuvole

in una stanza di chiaroscuro.

Le verità che non ti ho svelato

sono conchiglie da accostare al cuore

per ascoltare l’oceano dell’anima.

Ciò che tu non sai

è delicata ferita sulla roccia dell’orgoglio,

piaga di tormento su un inutile tacere.

Eppure l’umile strumento del mio cuore

costruisce  torri di poesia

per difendere da un desiderio ladro e scaltro

tutte le verità che vorrei urlarti,

ma che un’inferriata di timore

mi impedisce anche solo di iniziare.

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categoria:poesie e affini
domenica, 28 maggio 2006

Cari Amici bentrovati. Rieccomi di nuovo qua. Purtroppo qualcuno ha interpretato male le foto che vi ho lasciato: no, non è stato quel mare la mèta delle mie vacanze (esatto Sofia, e chi ce l'ha i soldi per andare la?). No, le mie "vacanze" le ho trascorse invece nella mia amatissima Calabria che, in quanto a bellezza e fascino, però, non ha nulla da invidiare a quei mari lontani,  ritratti con tanta bravura da Flinx. Io, molto più semplicemente,  sono andata sulla mia "montagna" : la Sila e l'altro giorno ho fatto una capatina a Crotone dove era in atto "il Maggio Crotonese" . Vi dico subito che ho fatto delle foto ma non posso per il momento caricarle. Quando potrò ve le mostrerò, intanto per quelle che vi lascio, al fine di farvi ammirare i luoghi, ho attinto alla rete.

Ma andiamo per ordine.

Nel mese di maggio ogni anno nella città di Crotone ricorre una importante manifestazione culturale: il "Festival dell'Aurora", una serie di eventi musicali con una festa ed un concerto conclusivo eseguito simbolicamente alle 4 del mattino sul promontorio di Capocolonna sul mare al sorgere del sole oggi domenica 28. Il concerto detto "concerto dell'Aurora"  ha inizio prima del sorgere del sole e simboleggia il passaggio dall'oscurità alla luce, sul promontorio di Capocolonna che è rivolto ad est, come l'antico tempio di Hera Lacinia, a cogliere la prima luce del sole che si alza dall'acqua.

Foto: Resti del tempio di Hera Lacinia - KR

La rassegna di musica e cultura, si snoda per tutto il mese di maggio e testimonia, con quell'ultimo concerto nelle prime ore del mattino, la nascita, alcuni millenni fa, di intuizioni, riflessioni, e valori che hanno segnato profondamente lo sviluppo della civiltà umana, un linguaggio universale che trova un solido fondamento nel rapporto che intercorre tra numeri e musica. La musica e la matematica, il segreto dell'armonia da cui prende vita il ritmo, secondo l'intuizione di Pitagora. Le manifestazioni alternano esecuzioni musicali di grande qualità, attività culturali, mostre e manifestazioni popolari come la festa della Madonna di Capocolonna.

Lo spettacolo cui ho partecipato io, invece riguardava “Da Ponte faceva da ponte” tratto dalle “Memorie dell’Abate Lorenzo da Ponte di Ceneda, scritte da esso” ed è la pièce proposta al Teatro Apollo. Immaginate la scena: solo un pianoforte, un paio di sedie di cui una piena di libri, ed una poltroncina dorata stile antico su cui l’attore si accomoda per lasciare spazio a intermezzi musicali: se, però, lattore e l’autore dello spettacolo è David Riondino, il pianista è il maestro Roberto Zarpellon, la scenografia poco interessa perché è il contenuto dell’opera a prevalere.

Foto: D. Riondino durante uno spettacolo

Devo dire che il pubblico presente era relativamente scarso, per una rappresentazione del genere e di questo me ne dispaccio. Ma la storia è sempre quella: alcuni luoghi e alcuni spettacoli, seppur meritevoli sono tagliati fuori dai circuiti “importanti”, quelli, per intenderci strombazzati e pubblicizzati. Ma va bene anche così. Lo spettacolo che Riondino con insuperabile maestria (a mio parere) ha saputo portare in scena è la vita di Da Ponte, librettista d'opera e uomo straordinario che, durante le sue peripezie che lo porteranno dall’Italia in America (stiamo parlando della fine del settecento), viene contattato da uomini del calibro di Salieri e Mozart e si impegna per loro a scrivere delle opere. Uno degli argomenti più trattati, in un’ora e più di recital, è l’eros, con Da Ponte che si definisce, attraverso Riondino “figura piacevole e non ignorante nelle faccende d’amore” e racconta gli effetti felici, ma talvolta anche disastrosi, dell’esercizio dell’ars amatoria. Uno spettacolo molto ma molto interessante, oltre che piacevole.

Foto: Il lago Cecita

Poi, per ritempare anche il fisico oltre che la mente, anzi per amplificare gli effetti benefici di tanta beltà artistica, me ne sono andata, com’è il mio solito quando voglio ritrovare me stessa, sulla mia Sila, in riva al Lago Cecita, dove ho eletto a “mio luogo di meditazione e di lettura” un’insenatura del lago stesso, e dove mi raccolgo dopo aver passeggiato lungo i sentieri naturalistici. Ditemi la verità: ma non vi piacerebbe visitare questa incantevole Calabria?


 Foto: Uno dei sentieri del Parco Nazionale della Calabria

Verrò a salutarvi tutti. Per il momento Vi lascio  l'augurio di una buona domenica (quel che ne resta) e l'auspicio di un buon inizio settimana.

postato da: perlasmarrita alle ore 13:22 | Permalink | commenti (36)
categoria:natura, musica, eventi
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