domenica, 31 dicembre 2006
Per molti la prima ipotesi è quella più azzeccata, si sa, un anno che finisce ne inizia un altro, come l'inizio di una nuova pagina e la fine di un'altra del nostro grande libro, la vita. Bisogna vedere quanti fichi abbiam messo nel paniere se son con la mandorla, se son ricoperti di cioccolato oppure son semplici. Altri più angosciati invece pensano già a dopo le "feste" a quell'ago della bilancia che irrimediabilmetnte andrà su su su sopra i massimi storici, e starà già pianificando una dieta da far invidia ai paesi del terzo mondo! Altri ancora non si periteranno più di tanto a fasciarsi il capo di quanti e quali fichi han messo nel paniere e se la loro bilancia è veritiera o palesemente starata. Dipende da come la vedi.



Anyway is Capodanno. Che poi capodanno altro non è, correggetemi se sbaglio, capo d'anno, ossia l'inizio di un nuovo anno che per noi seguaci Gregoriani cade il primo di gennaio, mentre per molti altri paesi del mondo è solo un giorno di festa! Per esempio per i seguaci Giuliani il Natale cade il 7 Gennaio mentre il Capodanno il 14, ma i doni se li scambiano la notte a cavallo tra il 31 ed 1 ! Che poi a dirla tutta anche in italia in almeno una città il capodanno si celebra il 25 marzo! Per inciso a Pisa, ma che stramberia mai è questa? Eh si, quando vivevo li me lo chiedevo pure io ma pensandoci bene sarebbe la data del concepimento, tradizione che più o meno fino al 1700 era palesata anche in inghilterra ed irlanda, mentre in puglia ed in calabria si seguiva lo stile bizantino che voleva il capodanno per il 1° settembre.
Insomma un capodanno per ogni città, ed era proprio così nel sacro romano impero pur adottando il calendario gregoriano. Poi un bel giorno un tale papa che non mi ricordo il nome, ma io coi papi non lego (anzi se fossi vissuto nel periodo dell'inqusizione neanche Guglielmo di Baskerville mi avrebbe salvato il fondoschiena) impose che si celebrasse il primo gennaio di ogni anno.


 

Qui da noi, nei bei tempi moderni, il capodanno segna il passaggio dal vecchio al nuovo anno, domani i giornali, i telegiornale e chissà chi altro ci ammorbera le sfere di natale sull'intero anno che è passato con i principali avvenimenti e non so quale altra amenità. Stasera tutti noi faremo dei buoni propositi

smettere di fumare
essere più buono, o meno stronzo, a seconda dei casi
dimagrire od igrassare
trovare marito o una donna che ci sopporti
varie ed eventuali

stasera spareremo i botti, per celebrare il passaggio dal vecchio al nuovo, ci metteremo biancheria rossa, si mangeranno le lenticchie e si butteranno via le cose vecchie, tutto per invocare il buon auspicio di iniziare l'anno col piede giusto. Già ma poi qual'è sto piede giusto???

Ah, già quasi dimenticavo ci ammorberanno sempre le sfere di natale con gli oroscopi, quello di tizio è più attendibile, quello di caio dice il vero, e quello di sempronio è infallibile. Ma perchè sempronio veniva sempre per ultimo???

Comunque visto che dobbiamo rimanere nella norma dell'itaGliano medio mi son andato a leggere l'oroscopo del mio segno, l'oroscopo di un personaggio, tale Rob Brezsny, che seppur non azzeccandoci mi fa sempre ridere, ecco cosa dice del mio segno:


cancro"Ti nomino il brontolone di maggior successo dello zodiaco per il 2007. Secondo la mia analisi dei presagi, potresti dimostrarti particolarmente abile nel formulare critiche vivaci e costruttive. Potresti anche diventare un genio nel fare in modo che la tonificante intelligenza del cuore sblocchi situazioni paralizzate dalle elucubrazioni mentali. Se riuscirai a realizzare queste profezie, metterai in moto una lunga onda di benefici cambiamenti. Più potere a te, Cancerino! Che i tuoi brontolii, le tue lamentele e le tue proteste possano essere impregnati di poetica persuasività."

Per chi fosse curioso di leggere il suo può cliccare sull'immagine del cancro per andare alla pagina di Brezsny.

Per l'anno che arriva io non farò buoni propositi e non mi vestirò con intimo rosso, ma continuero a fare la mia vita, nel bene e nel male, logicamente. Anche perchè ho visto che i miei virtuosi buoni propositi poi vengono sempre disattesi, quindi per quest'anno partirò così, un pò all'avventura.

Bene io i miei bilanci e le mie bilance le ho ben pesate e soppesate, vi auguro comunque di trascorrere delle ore liete e serene, e se possiblie brindate con una buona bottiglia italiana metodo classico.

Buon trapasso a tutti, ehm scusate buon passaggio dal vecchio al nuovo a tutti.

Bombay
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categoria:bombay
venerdì, 29 dicembre 2006

E così un altro anno è volato via. Con il suo carico di cose belle e meno belle. E’ un momento di bilancio ora. E  anche se i bilanci non mi piacciono molto, ne voglio fare uno breve breve. Devo dire che il 2006  è cominciato malissimo per me, ma poi  ho visto via via molte luci accendersi, prima fra tutte – e fatto relativamente recente  - la speranza. Non la speranza comunemente intesa, quella in un qualcosa di vago che verrà e che cambierà ipoteticamente in meglio. No. La speranza in me stessa. Nella mia capacità di risollevarmi da situazioni negative che mi avevano accompagnato per troppo tempo oramai. Questa è la vera scommessa con me stessa. Credere nelle mie capacità. E non è che sia scontata come scommessa.

Non riesco a parlare fluidamente di me.  Un pò per scelta, un pò per carattere. L’avrò fatto due tre volte in tutto, in 14 mesi di vita di Agorà. Almeno chiaramente. Perché in effetti ogni poesia postata, ogni racconto, se si legge bene parla di chi l’ha scritto o postato. Anche le immagini, paradossalmente, parlano di chi le posta. Perché proprio quella? Cosa rappresenta?

Beh io queste domande me le faccio. Generalmente non passo tra i blog solo per lasciare un saluto ( che poi a volte lo faccio pure, eh). Io cerco di leggere tra le righe. Di capire. Perché amicizia virtuale significa anche questo.  Ed io sono una persona che crede  fortemente nell’amicizia. In un’amicizia io do me stessa: riservatezza, disponibilità, comprensione, affetto, fiducia.  Poi però, se dall’altra parte non vedo almeno la sincerità, chiudo. Ed è una chiusura senza ritorno. Credo che l’amicizia sia più importante dell’amore, per me.

E l’anno appena trascorso è stato un anno importante anche dal punto di vista amicale qui sul web. Ho conosciute tante belle persone. O meglio ho intuito tante belle persone, dietro a dei freddi username. Alcuni mi sono rimasti accanto, altri sono andati via. A quelli che sono ancora qui dico grazie, grazie di esserci. Degli altri resterà sempre nel mio cuore un dolcissimo ricordo.

Certo ho conosciuto anche persone che si erano presentate come delle splendide persone, ma poi non hanno retto la loro stessa maschera e si sono rivelate per quello che erano realmente. Magari delle ottime persone, ma non con quelle caratteristiche per  essere miei amici. Anche di loro non mi dimentico. Non posso dire che mi mancano, questo no. Ma  aver creduto in loro anche solo per un lasso di tempo breve  fa si che rimangano in un angolo del mio cuore.

Insomma qui nel web come nella vita conosci belle e brutte persone, poi avviene la selezione naturale in base al proprio carattere ed alle proprie affinità.  Forse nel web è più difficile capire subito poiché non hai un viso di fronte ma hai solo parole, al massimo una voce. Ma poi tutto si incanala, come nella vita. Vai solo più lentamente a volte, poiché alcuni sono così bravi a mascherarsi che ci si mette del tempo a capire.

In definitiva il web io credo sia come una maratona dove si parte in tanti, poi alcuni rimangono indietro, altri corrono più avanti di te. Altri svoltano per strade laterali ed altri si aggiungono via via. In quel continuo percorso che si chiama cammino virtuale.

A tutti, ma proprio a tutti, do il mio augurio per un buon 2007. Che sia un anno che faccia ritrovare la bellezza di essere, di vivere. Che sia foriero di tutte quelle cose che ogni cuore desidera. Che sia un ....

  BUON ANNO NUOVO!!!!

 

 

Il primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri

come se fosse un cavallino

diverso da tutti i cavalli.

Gli adorniamo la fronte

con un nastro,

gli posiamo sul collo sonagli colorati,

e a mezzanotte

lo andiamo a ricevere

come se fosse

un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia

al pane di ieri,

come un anello a tutti gli anelli...

La terra accoglierà questo giorno

dorato, grigio, celeste,

lo dispiegherà in colline

lo bagnerà con frecce

di trasparente pioggia

e poi lo avvolgerà

nell’ombra.

Eppure

piccola porta della speranza,

nuovo giorno dell’anno,

sebbene tu sia uguale agli altri

come i pani

a ogni altro pane,

ci prepariamo a viverti in altro modo,

ci prepariamo a mangiare, a fiorire,

a sperare.

Pablo  Neruda

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categoria:atmosfere, briciole danima
mercoledì, 27 dicembre 2006

Come potete verificare su Agorà fervono lavori di ristrutturazione. Si sa, con l'anno che se ne va viene voglia di fare cambiamenti. Spero che la nuova veste grafica di Agorà vi piaccia (Anzi mi piacerebbe molto conoscere la vostra opinione!) Intanto voglio scusarmi con tutti voi per la mia assenza dai vostri blog. Cercherò di passare a salutarvi appena posso. Sono giorni davvero pieni di tante cose da fare.... e nei ritagli di tempo sono qua a fare qualcosina per rendere il blog più gradevole. Ringrazio immensamente Bombaylemon che si è sobbarcato tutto il lavoro vero qui.  Senza di lui niente sarebbe stato possibile cambiare, io non sono capace di far nulla, se non piccoli aggiustamenti.

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categoria:amicizia e dintorni
martedì, 26 dicembre 2006

Babbo Natale stava attraversando il bosco. Era di cattivo umore. Il suo cagnolino bianco, che di solito gli correva davanti con gioia, se n'accorse e s'insinuò dietro il suo padrone con la coda tra le gambe.
Non provava più quella bella soddisfazione nel suo lavoro. Tutti gli anni era lo stesso. In questa cosa non c'era più entusiasmo. Giocattoli, cibi, alla lunga non servivano più. I bambini si divertivano certamente, ma lui voleva che strillassero, esultassero, e cantassero, ma ormai lo facevano soltanto di rado. Babbo Natale si era lambiccato il cervello tutto il mese di dicembre
per escogitare qualcosa che finalmente una volta portasse una vera gioia natalizia nel mondo dei bambini, una gioia a cui prendessero parte anche gli adulti. Così procedeva faticosamente dentro la foresta innevata, fino a quando non giunse all'incrocio. Lì voleva incontrarsi con Gesù Bambino, con il quale si consigliava sempre sulla distribuzione dei doni.
Già da lontano vide che c'era Gesù Bambino perché in quel punto c'era un chiarore luminoso. Il Bambin Gesù indossava un abitino bianco fatto con pura lana di pecora ( che la sua mamma era contro la caccia e non sopportava le pellicce)  e il suo volto era tutto un sorriso: "Come va, vecchio mio?", chiese Gesù bambino. "Hai la luna storta?" Allora se lo prese a braccetto e andò via con lui. Dietro di loro trottava il cagnolino, ma non sembrava più triste e teneva la coda in
aria baldanzosa. "Sì", disse Babbo Natale, "tutta ciò non mi diverte per niente. Che sia colpa dell'età o d'altro, non lo so. Il fatto è che dopo i dolcetti, le mele e le nocciole, è finito tutto. Finiscono di mangiarle e la festa è finita. Bisognerebbe trovare qualcosa di nuovo."
Gesù Bambino approvò con la testa e assunse un'espressione pensierosa; poi disse: "Hai ragione, vecchio mio, è venuto in mente anche a me. Ci ho già pensato anch'io, ma non è così facile." "E' proprio questo" brontolò Babbo Natale, "sono ormai troppo vecchio e troppo sciocco per farlo. Mi è già venuto un bel mal di testa a forza di pensarci, ma non mi viene in mente proprio niente di divertente". Pensierosi, andarono entrambe attraverso il bosco bianco, Babbo Natale con il volto burbero e Gesù Bambino meditabondo. Nella foresta era tutto silenzio, non si muoveva niente, soltanto quando la civetta si sedeva sopra un ramo, cadeva, con un rumore sommesso, un pezzetto di quella specie di decorazione che forma la neve appena caduta. La luna splendeva chiara e luminosa, tutte le stelle luccicavano, la neve pareva argento e gli abeti stavano lì, neri e bianchi, era proprio uno splendore. Un abete alto cinque piedi che stava da solo in primo piano appariva particolarmente incantevole. Era ben proporzionato, su ogni ramo c'era una striatura di neve, sulle punte dei rami dei piccoli ghiaccioli, e così scintillava e luccicava al chiaro di luna. Gesù Bambino lasciò andare il braccio di Babbo Natale
e diede un piccolo colpo al vecchietto in segno d'intesa, indicò l'abete e disse: "Non è semplicemente meraviglioso?" "Sì", disse il vecchietto, "ma questo a cosa mi serve?". "Tira fuori un paio di mele", disse il Bambin Gesù, "mi è venuta un'idea."
Babbo Natale fece una faccia stupita perché non riusciva a immaginare come a Gesù Bambino fosse venuto voglia di mangiare delle mele ghiacciate con quel freddo. Staccò la sua cinghia, adagiò il suo enorme sacco nella neve, frugò dentro e allungò un paio di belle mele.
"Adesso tagliami qualche cordicella in due pezzi lunghi un dito e fammi dei piccoli paletti", disse Gesù Bambino. Al vecchietto parve tutto questo un po' buffo, ma non disse nulla e fece quello che gli aveva detto Gesù Bambino. Quando ebbe preparato le cordicelle e i paletti, Gesù Bambino prese una mela, gl'infilò dentro un paletto, legò attorno il filo e lo appese ad un ramo. "Così", disse, "ed ora tocca agli altri e tu puoi aiutare, ma fa attenzione, che non cada giù neppure un fiocco di neve!" Il vecchietto aiutò, sebbene non sapesse perché, ma la cosa lo divertiva e non appena l'intero alberello fu carico di belle mele rosse, si allontanò cinque passi, si
mise a ridere e disse: "Guarda, quanto è grazioso! Ma che senso ha tutto ciò?". "C'è proprio bisogno che tutto abbia uno scopo?" rise Gesù Bambino. "Stai attento, che lo faccio ancora più bello. Adesso dammi anche le nocciole!" Il vecchietto fece scivolare fuori del suo sacco delle noci e le diede a Gesù Bambino. Infilò in ognuna un bastoncino, ci attaccò un filo e l'appese tra le mele. "Cosa ne dici adesso, vecchio mio?" domandò, "non è la cosa più bella del mondo?". "Si", disse, "ma non so ancora..." "Vieni dai!" rise Gesù Bambino. "Hai delle luci?".
Ora, l'alberello stava lì sulla neve, dai suoi rami innevati facevano bella mostra di sé
le
mele rubiconde, le nocciole d'oro e d'argento brillavano e luccicavano, e le candele di cera gialle ardevano festosamente.
Con il suo viso bianco e roseo Gesù Bambino era tutto sorridente e batteva le mani, il vecchio Babbo Natale non sembrava più così di cattivo umore e il cagnolino saltava di qua e di là e abbaiava. Quando le luci ebbero finito un poco di bruciare, Gesù Bambino agitò le sue ali d'oro e d'argento e le luci si spensero. Disse a Babbo Natale di segare l'alberello con cura. Lo fece e poi scesero entrambi dalla montagna portandosi dietro l'alberello variopinto. Quando arrivarono al paese tutti dormivano. Si fermarono alla casa più piccola. Gesù Bambino aprì la porta piano piano ed entrò; Babbo Natale gli venne dietro. Nella stanza c'era uno sgabello a tre
gambe con una lastra perforata. Lo misero sul tavolo e c'infilarono l'albero. Babbo Natale pose sotto l'albero ancora tante belle cose, giocattoli, dolci, mele e nocciole, e poi tutti e due lasciarono la casa in punta dei piedi, come erano entrati.
Quando l'uomo a cui apparteneva la casetta, la mattina seguente, si svegliò e vide l'albero variopinto, rimase stupito e non sapeva che cosa dire. Accese le luci
dell'alberello e svegliò la moglie e i bambini. C'era una tale atmosfera di gioia nella casa come non c'era stata mai durante i Natali passati. Nessun bambino badava ai giocattoli, ai dolci, e alle mele, tutti guardavano solamente l'albero con le luci. Si presero per mano, ballarono intorno all'albero e cantarono tutti le canzoni di Natale che sapevano. Quando fu giorno pieno vennero gli amici e i parenti del minatore, guardarono l'alberello, si rallegrarono e pensarono di andare  subito nel bosco, per andare a prendersi anche loro un alberello per i loro bambini. Poi però pensarono che il bosco sarebbe rimasto spoglio senza i suoi abeti e allora si industriarono per trovare una soluzione alternativa. Pensa che ti ripensa qualcuno
ebbe un’idea fantastica. Ricavò un bellissimo alberello intagliando un’asse di legno. Era nato il primo albero di natale senza tagliare un albero. Le altre persone che videro questo, lo imitarono, ognuno si prese un’asse e ne ricavò un alberello graziosissimo, lo decorò, chi in un modo, chi in un altro, ma luci, mele e nocciole le mettevano tutti quanti. Quando si fece sera ardeva in tutto il villaggio, casa per casa, un albero di Natale, dovunque si sentivano canzoni di Natale e il giubilo e le risa dei bambini.

La foto è di Bombaylemon.  Intanto lo ringrazio(non si sa mai!) ma gliel'ho fregata senza chiedergli il permesso(in altri tempi l'avrei definito esproprio proletario) Voi dite che se ne accorge? La fiaba l'ho.trovata in rete,non ne conosco l'autore,ed è stata riveduta e corretta da me. Chissà se qualcuno  ha voglia di leggerla e indovinare quali periodi sono stati "rivisitati"!! Chi indovina vince  una bottiglia di spumante (rigorosamente italiano!) .....da stappare l'ultimo dell'anno!

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categoria:fiabe e storielle
sabato, 23 dicembre 2006

Viandante che sfogli pagine alla ricerca di parole, con gli occhi bassi ed il cuore pesante di chi vede sfavillare mille luci intorno e guarda con occhi lucidi la gioia che sembra trasparire da ogni volto e compara tutto questo con la propria solitudine.  Viandante fermati qui un momento.  Parliamo.

Le luci che tu vedi tutto intorno non sempre sono luci che vogliono significare la ricerca e il cammino verso la sconfitta delle tenebre interiori. No, spesso  sono solo pantomime create dagli uomini nell’illusione  di illuminare un buio  impenetrabile; sono lusinghe accese sull’altare dell’arrivismo e del mercanteggio dei sentimenti; sono i tributi che si pagano al consumismo e alla voglia di apparire. Se solo hai voglia di svoltare l’angolo, Viandante vedrai un mondo che non è toccato dalle luci. Un mondo per cui la notte di Natale è uguale a mille altre notti. Un mondo fatto di malattia, guerra, povertà, violenza, solitudine che squarcia l'anima.

E la gioia che tu vedi dipinta sui volti di mille persone frettolose, che sfoderano i migliori sorrisi  e cercano in fondo al cuore barlumi di umanità dimenticata…. Non sempre è gioia. A volte è solo profonda tristezza, è solitudine, è dolore.  Ma è Natale. E a Natale si deve dimostrare di essere buoni quando non lo si è. Si deve essere felici quando non lo si è.  E’ il prezzo da pagare, o che alcuni pensano di dover pagare a questa assurda Società. E' il prezzo che pagano coloro che indossano la maschera e con quella si relazionano al mondo.

Guarda nel tuo cuore Viandante, tu che hai il coraggio di mostrare la tua tristezza. Guarda nel tuo cuore e troverai una ricchezza inestimabile. Il coraggio di essere se stessi. Ora accendi quella candela che trovi sul davanzale, che sia lei la LUCE incerta ma voluta  che rischiari il tuo cammino. E che il tuo cammino ti porti il più vicino possibile a te stesso, alla tua Umanità.  Buon Natale Viandante, che tu possa rinascere nella speranza  e nella luce. E che sia Natale, con questo significato, ogni giorno della tua vita.

Francesca

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postato da: perlasmarrita alle ore 14:38 | Permalink | commenti (59)
categoria:amicizia e dintorni
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