venerdì, 30 marzo 2007

I giorni che scorrono lenti

su ricordi e nostalgie

lasciano un velo accennato

di tristezza e malinconia.

Io cerco

 

Seguo il verso del vento sul mare

e divento spuma impazzita sulle rocce

cercando di conquistare

sentieri a me sconosciuti. 

Io desidero

 

Un sole brilla lontano

cerchio di fuoco e di vita

che manda bagliori

alla mia anima stanca

 mentre si tuffa nel mare

ormai calmo. 

Io sogno

Lenta si ritira la marea

dalla riva assetata d’amore e di carezze

linguaggi dimenticati e remoti

che sfiorano con piuma di nuvola

un corpo flesso e dolorante.  

Io sono

 

I giorni che scorrono lenti

su sogni e speranze

lasciano un velo sfumato

di inappagata allegria. 

 

Io chi sono? Quali sono, dove mi portano i miei giorni?

Auguro a tutti un buon fine settimana. Ci si rilegge da Lunedì

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categoria:emozioninpoesia
giovedì, 29 marzo 2007
Dal Blog di S M Brahamo
EMERGENZA !

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.

Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.

Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.

Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Emergency

 

Hanno già aderito 80666 (*) persone

Per aderire vai QUI 

Chi lo desidera può copiare integralmente ( o anche parzialmente) il post e ripubblicarlo sul suo Blog. Grazie
(*)Le persone erano già molte di più quando ho aderito io stamattina. Purtroppo non ricordo il numero e non me lo dice
postato da: perlasmarrita alle ore 21:44 | Permalink | commenti (11)
categoria:diritti, da altri blog
giovedì, 29 marzo 2007

Uno splendido sole stava nascendo. Io, li sulla spiaggia, lo stavo aspettando da tempo. Avevo avuto la fortuna di passare una piccola vacanza su quella splendida spiaggia isolata, piccola, pietrosa, poco amata dal popolo vacanziero e per questo scelta come luogo ideale da gente che, come me, cercava e ricercava percorsi strani, attraversamenti interiori.

Ogni mattina di quella settimana da sogno, passata in quel luogo che ricordava altre epoche e  altra umanità, avevo aspettato il sorgere del sole. Un sogno nel sogno. Ma quella mattina era diverso, quella mattina l’attesa aveva un valenza in più. Era l’ultimo giorno di permanenza e non volevo perdermi neppure un raggio. Era buio ancora quando, preso un plaid per coprirmi dal fresco delle notti di  primavera, in compagnia solo della mia anima, avevo coperto quei pochi metri che mi separavano dal mare e mi ero accoccolata con la schiena contro la sagoma di una barca, che riposava nelle ombre notturne, in attesa di mani amorevoli che l’avrebbero portata di nuovo in acqua carica di bambini vocianti e allegri. Poco lontano da  me si erigeva maestoso quello spuntone di roccia a strapiombo sul mare che mi sembrava un gigante buono e protettivo sul mondo circostante.

D’un tratto il cielo si dipinse di un rosso purpureo ed il sole cominciò la sua lotta quotidiana cercando di sconfiggere le tenebre.

<< Come siamo ciechi – pensai - noi uomini. Ci diamo tormento per le cose poco belle che ci accadono e non ci accorgiamo che, anche loro, seguono il corso degli eventi. Dopo la notte arriva sempre l’aurora. Forse bisogna “solo” imparare a non disperare mai>>

Le tenebre, riluttanti, si ritiravano sempre più e d’un tratto, quasi fosse un cuscino schiacciato da un peso enorme, sorse l’astro di uno fiammeggiante colore rosso fuoco con venature giallo-arancio. Sulle prime sfiorò quel piccolo scoglio, quello che tutti chiamavano Scoglio Ferale,  che sembrava si tenesse stretto per mano a quell'affascinante strapiombo color del sole nascente; poi le lingue di calore del sole sfiorarono il gigante ed infine si allungarono dolcemente sul resto di quello spicchio di mondo. E su me.

Chiusi gli occhi lasciando che i suoi raggi invadessero il mio viso, sentii il calore che mi scivolava sul corpo come una carezza. Lo aspettavo quel calore, quel colore, quel suono impercettibile udibile solo con il cuore. Una sensazione che mi sarei portata dietro come compagna per momenti meno luminosi.

Il sole era alto oramai, l’aurora aveva ceduto il posto al giorno e la spiaggia di li a poco si sarebbe animata. Aprii gli occhi, rigenerata e una macchia di colore inatteso mi colpì. All’improvviso.

Una splendida stella di mare  dello stesso colore del sole era li, sembrava guardarmi. Mi alzai, la raccolsi. La strinsi come il più prezioso dei tesori. Capii che era il regalo che quel mare  e quel sole mi facevano per legarmi a quel luogo.

 

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 Tramonti, Scoglio ferale - Foto diSciac, che ringrazio infinitamente

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categoria:racconti
mercoledì, 28 marzo 2007

I Pagliacci - Testo e musica di R. Leoncavallo

Signore! Signori!... Scusatemi

se da sol me presento. Io sono il prologo:
poiché in iscena ancor le antiche maschere
mette l'autore, in parte ei vuol riprendere
le vecchie usanze, e a voi di nuovo inviami.

Ma non per dirvi come pria: «Le lagrime

che noi versiam son false! Degli spasimi
e de' nostri martir non allarmatevi!»

No. L'autore ha cercato invece pingervi

uno squarcio di vita. Egli ha per massima
sol che l'artista è un uomo e che per gli uomini
scrivere ei deve. Ed al vero ispiravasi.

Un nido di memorie in fondo a l'anima

cantava un giorno, ed ei con vere lagrime
scrisse, e i singhiozzi il tempo gli battevano!

Dunque, vedrete amar sì come s'amano

gli esseri umani; vedrete de l'odio
i tristi frutti. Del dolor gli spasimi,
urli di rabbia, udrete, e risa ciniche!

E voi, piuttosto che le nostre povere

gabbane d'istrioni, le nostr'anime
considerate, poiché noi siam uomini
di carne e d'ossa, e che di quest'orfano
mondo al pari di voi spiriamo l'aere!

.......................................

So ben che difforme, contorto son io;

che desto soltanto lo scherno o l'orror.
Eppure ha 'l pensiero un sogno, un desìo,
e un palpito il cor!

Allor che sdegnosa mi passi d'accanto,

non sai tu che pianto mi spreme il dolor!
Perché, mio malgrado, subito ho l'incanto,
m'ha vinto l'amor!

Recitar! Mentre preso dal delirio
non so piu quel che dico
e quel che faccio!
Eppur, e d'uopo sforzati! Bah
sei tu forse un uom? Ah! ah! ah!
Tu se' Pagliaccio!
Vesti la giubba e
la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invo la Columbina,
ridi, Pagliaccio e ognun
applaudira!
 
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor.
Ah!
Ridi Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t'avvelena il cor!

Giuseppe Di Stefano in  "vesti la giubba"
Dedico questo post al mio  compianto zio Joe, che mi ha introdotto, e fatto amare,  la lirica.  Lui ammirava Di Stefano
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categoria:atmosfere
martedì, 27 marzo 2007

 Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori

non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti, non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un'altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

 

Foto di Flinx53, che ringrazio infinitamente

Io leggendo queste parole mi son trovata a riflettere che tante sono le cose che cambierei nella mia vita. Ma una su tutte. Il mio modo di amare che mi ha causato solo  guai e la troppa serietà che investo nei rapporti umani.

E voi cosa fareste di diverso se vi fosse consentito di tornare indietro, di rivivere un'altra vita?

postato da: perlasmarrita alle ore 19:14 | Permalink | commenti (20)
categoria:poesie e affini
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