sabato, 30 giugno 2007

Chi di voi non ha visto il film “Philadelpia” con T. Hanks e  D. Washington? In pochi credo.

Nel film  si narra di un avvocato Andrew Beckett (Tom Hanks)  che è "un giovane e brillante avvocato gay di Philadelphia, ma che viene licenziato dall'importante studio legale per il quale lavora perché malato di AIDS. Trova con grande difficoltà un avvocato, Joe Miller (Denzel Washington), che lo rappresenti nella causa che desidera intentare contro i cinque avvocati soci dello studio per il quale lavorava, convinto di aver subito una discriminazione ingiusta e crudele.

Nel frattempo, Andrew viene completamente divorato dalla malattia che lo sta uccidendo. Attorno a lui, però, si stringono come unico sostegno il compagno (Antonio Banderas) e tutta la famiglia, straordinariamente allineati e comprensivi. La causa viene vinta giusto in tempo. La giuria condanna i soci al risarcimento di circa 4 milioni e mezzo di dollari. Andrew muore poco dopo, assistito da tutti i suoi amici e parenti, compreso il suo avvocato Joe Miller, commosso dalla vicenda di Andrew."

Ecco  c’è una scena nel film, quando davanti al camino  Andrew parla con il suo avvocato  e sale un’aria di opera. E’ esattamente il pezzo che ho postato nel video (nel film però era interpretato solo dalla Callas) sulle cui parole Andrew interpreta  la sua di  vita. Uno dei brani più drammatici del film.

L’ Andrea Chénier è un’altra delle opere liriche che a me piacciono, e l’amore per la lirica, come ebbi modo di scrivere, è stato il regalo, forse il più bello, che un mio prozio (fratello di mia nonna) mi ha fatto.  Non manca  occasione  che ascoltando un brano d’opera io non pensi a lui. Forse, a mio modo, ho reso mio zio immortale.

 

La mamma morta

m'hanno alla porta

là della stanza mia; -

moriva e mi salvava!...

poscia - a notte alta - io con la Bersi errava, -

quando, ad un tratto, un livido bagliore

guizza e rischiara innanzi a' passi miei

la cupa via! -

Guardo!... Bruciava il loco di mia culla!

Così fui sola!... E intorno il nulla!

Fame e miseria!...

Il bisogno e il periglio!...

Caddi malata!...

E Bersi, buona e pura,

(ed a narrarlo mancan le parole)

ha del suo corpo fatto

un mercato, un contratto

per me! - Porto sventura

a chi bene mi vuole!

Fu in quel dolore

che a me venne l'amore!...

Voce gentile piena d'armonia

che mi sussurra: "Spera!"

e dice: "Vivi ancora! Io son la vita!

Ne' miei occhi è il tuo cielo!

Tu non sei sola! Le lacrime tue

io le raccolgo!... Io sto sul tuo cammino

e ti sorreggo il fianco

affaticato e stanco!...

Sorridi e spera ancora!... Son l'amore!

Intorno è sangue e fango?... Io son divino!...

Io sono il paradiso!... Io son l'oblio!

Io sono il dio

che sovra il mondo scende da l'empireo,

muta gli umani in angioli,

fa della terra il ciel!...

Io son l'amore!

L'angiol tremante allor le labbra smorte

della mia bocca bacia... E or vi bacia la morte!...

Corpo di moribonda è il corpo mio!

Prendilo, dunque!... Io son già morta cosa!...

 

M. Callas  e M.  Caballé insieme nell’interpretazione di Maddalen in  "La mamma morta"

TRAMA

"Andrea Chénier è un'opera in quattro quadri di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica, ispirata alla vita del poeta francese André Chénier (1762-1794).

L'azione si svolge nella serra del Castello di Coigny. La rivoluzione francese è ormai alle porte, ma la nobiltà francese continua a vivere un'esistenza spensierata. La contessa di Coigny dà una festa nel suo castello. Il giovane servitore Gerard è intento ad addobbare la serra per la festa imminente e rimugina fra sé l'odio per i padroni. Solo un membro della famiglia si salva dal suo odio; la contessina Maddalena, della quale è segretamente innamorato. Alla festa interviene il poeta Andrea Chénier, che subisce le critiche di Maddalena, la quale gli rimprovera di non scrivere poesie alla moda. Il giovane difende con vigore i suoi ideali contro i costumi corrotti dell'epoca, che stanno portando la società alla rovina. Nel frattempo scongiura Maddalena, la cui giovinezza lo ha colpito, di tenere in maggior conto un sentimento gentile come l'amore, caduto ormai nel disprezzo della società. Maddalena, colpita dalle parole di Chénier, si scusa con il giovane.

Passano gli anni.  La scena si sposta a Parigi sotto il periodo del Terrore e Robespierre. Chénier, che è incorso negli strali del governo rivoluzionario, viene costantemente pedinato da un "Incredibile" messogli alle costole da Gerard, ormai divenuto un capo della rivoluzione. Una donna ignota gli scrive da tempo chiedendo protezione. Si tratta di Maddalena di Coigny, cui i rivoluzionari hanno ucciso la madre, e che è costretta a vivere nascosta, ormai ridotta in povertà. Una sera, vicino al ponte, i due giovani si incontrano e Chénier riconosce subito Maddalena; la ragazza altera della festa ora così profondamente mutata. Fra i due divampa subito l'amore ma improvvisamente, avvertito dall'"Incredibile", irrompe Gerard, ancora innamorato di Maddalena. Fra lui e Chénier si accende un duello, mentre Maddalena fugge.

L'"Incredibile"costringe Gerard ad accusare Chénier, che nel frattempo era stato arrestato. Gerard esita, ma la sua gelosia per Maddalena lo convince a denunciare il rivale. Maddalena sconvolta si offre al suo ex servo perché salvi la vita di Chénier

Il cortile della prigione. Andrea Chénier, assistito dall'amico Roucher, si appresta a morire e scrive i suoi ultimi versi. Gerard ha tentato di salvarlo ma Robespierre non ha accettato di riceverlo. Aiutata dal pentito Gerard, Maddalena riesce ad ottenere un colloquio con Chénier e a corrompere la guardia. All'alba, quando i soldati vengono a prelevare i condannati, si sostituisce ad una prigioniera, Idia Legrey, donandole il suo lasciapassare. Prende così posto sulla carretta a fianco dell'uomo che ama. I due amanti si avviano sereni incontro alla morte, rapiti nell'estasi del loro amore."

Da Wikipedia

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categoria:musica, ricordi, atmosfere
venerdì, 29 giugno 2007

Amici, passanti e semplici curiosi che vi trovate in questo momento su Agorà..  avrei voluto fare,  tanto  ma  tanto, un post su Shopenhauer ma .. ma è estate, fa caldo  e si fa una fatica enorme a leggere qualcosa che impegni la mente in riflessioni che si vogliono serie e,  come se non bastasse (diciamolo pure), ... siamo (non tutti eh, lo so)  impegnati in altro!!!

Ed allora io voglio proporvi un gioco: il gioco dei nik ( o pseudonimi).

E' un bellissimo gioco (anche innocuo)  che  già ho postato mesi e mesi fa su questo blog e mi piace perché oltre a dare cinque minuti per stare insieme, permette di “conoscerci” un "pizzico" in più. Che ne dite?

Naturalmente chi non vuole cimentarsi è il benvenuto lo stesso, ma a chi si cimenta dico grazie fin da ora.

 

 Le regole del gioco sono queste:

1) Presentarsi e dire il proprio nome di battesimo ( se si vuole)

2) Citare il proprio pseudonimo (nik, username) e spiegare l'origine dello stesso;

3) Raccontare se ci sono delle connessioni o legami con nome proprio.

 

Comincio da me stessa.

Il mio nome:  è Francesca ( a dire il vero ne ho altri tre ma li taccio perché se ve ne dicessi uno mi prendereste in giro fino alla fine dei secoli ......)

Il mio username:  L'origine è semplicissima e rispecchia un pò il mio carattere fortemente autoironico; molti tra i miei amici, tra il serio e il faceto, mi hanno detto, e dicono, ma sei una perla! Una perla rara e via dicendo,  con tutte le sue variabili: preziosa, inafferrabile, mutevole, eccetera. eccetera. Bene. io tanto "perla" nel senso alto del termine non mi sento (anche perché tanto alta non sono, ehehehheeheheh!!!)  ma questo nomignolo mi è tornato in mente al momento di scegliermi un username. Smarrita... eh, questa è la parte vera; ossia al momento della registrazione, qui su splinder, mi sentivo smarrita davvero ed in balia dei venti ... e quindi ecco sfornato il mio username.

Collegamenti col mio nome di battesimo: nessuno

 

Ora tocca a Voi.....

Per facilitare  la vostra risposta  vi scrivo di seguito le domande in modo tale che possiate ricopiarle sul commento e rispondere velocemente.

1)     Il mio nome:

2)     Il mio username:

3)     Collegamenti con il mio nome di battesimo:

 

Con questo gioco vi lascio anche un carissimo saluto e vi do il mio buon fine settimana.

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categoria:giochi di blog
giovedì, 28 giugno 2007

Federico De Robertis

 

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categoria:emozioninpoesia
mercoledì, 27 giugno 2007

Lettera a una professoressa

<<Dopo l'istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente. Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.

Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. Il maestro per loro era dall'altra parte della barricata e conveniva ingannarlo. Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c'era registro.

Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio.

Comunque sul principio era l'unica materia scolastica che li svegliasse. Avevamo un libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio. Due pagine erano tutte consumate. Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia. Qualcuno non s'è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi. Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un'altra volta.

Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente. E' razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori.

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l'avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l'avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.

Né l'uno né l'altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l'officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.(...)

Gianni non sapeva mettere l'acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese. Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale. Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull'ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare. A geografia gli avreste fatto l'Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.

Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo.

Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l'odio per i libri. Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto. Ma agli esami una professoressa gli disse:- perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere? Lo so anch'io che il Gianni non si sa esprimere. Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l'avete buttato fuori di scuola l'anno prima. Bella cura la vostra. Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle  all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi.  Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla.  E il babbo serio:- Non si dice lalla, si dice aradio. Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.  "Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua". L'ha detto la Costituzione pensando a lui.>>

 

Da Barbiana partì, quarant’anni fa, il messaggio della “Lettera ad una professoressa”, di cui sopra leggete uno stralcio. L’eco e la risonanza furono grandi: il libro e l’esperienza della scuola di Barbiana intercettarono le attese di un profondo cambiamento della scuola e dell’educazione e divennero l’orizzonte di migliaia di giovani studenti, insegnanti e operatori sociali impegnati nella ricerca di un nuovo modo di “fare scuola”.Con questo libro la Scuola di Barbiana si aprì al mondo e presentò il suo modo di intendere la Scuola. Oggi questo libro rappresenta anche il testamento morale di un grande Uomo del dopoguerra, don Lorenzo Milani (di cui ricorre anche il 40.esimo anniversario della morte).

Nel libro si trovano le esperienze scolastiche dei ragazzi di Barbiana, che rappresentano le istanze di riforma dettate dalle esperienze degli studenti maggiormente bisognosi. Per don Milani uno studente bisognoso è colui che, proveniente da una classe sociale costantemente tenuta ai margini, chiede cultura per riscattarsi; per i “pierini” (definizione degli studenti provenienti dalle classi sociali più agiate. Lo stesso don Milani si definisce un “pierino”, provenendo da una ricca famiglia fiorentina) la Scuola non è “indispensabile” per uno riscatto sociale.

Molto è cambiato da allora, nella scuola come nella società. Barbiana continua però ad esercitare un’attrazione che sembra intensificarsi nel tempo. Ritornare a Barbiana, un luogo fisico che è un luogo dell’anima, ha significato e continua a significare per molti interrogarsi sulle prospettive educative in un mondo che cambia, agire sui limiti del sistema formativo per far fronte ai bisogni di crescita e di sviluppo delle giovani generazioni, cercare risposte ai sempre nuovi dubbi ed incertezze. Molte volte si sente parlare di Scuola in funzione del mondo del lavoro, ma la Scuola descritta in questo libro non deve solo avviare al lavoro; questa scuola deve permettere di comprendere la realtà liberando l’individuo dalla schiavitù delle scelte fatte dagli altri.

Elaborazione di un articolo trovato in rete

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categoria:letture, eventi, società
lunedì, 25 giugno 2007

La tua musica che invade il mio orizzonte,

suoni, come i tuoi riccioli ribelli,

invadono e sconvolgono

le mie brume approssimative di torpore.

Note suadenti invadono il mio animo

e la rigidità del corpo,

che si scioglie laddove si prepara al sonno

mentre le tue dita danzano sui tasti bianchi e neri

in un sensuale tempo sincopato.

Dolci furono quella notte i sogni

con le mie braccia abbandonate su i tuoi fianchi

dopo che i nostri corpi avvinti

avevano suonato le note di Prevìn.

 

Ta musique qu'il envahit mon horizon,

sons, comme tes boucles rebelles ,

elles envahissent et elles bouleversent

mes brumes approximatives de torpeur.

Caractéristiques persuasives envahissent mon âme

et la rigidité du corps,

qu'il se délivre pendant qu'il se prépare au sommeil

pendant que tes doigts dansent sur les touches blanches et noires

dans un temps syncopé sensuel.

Doux  furent celle nuit les rêves

avec mes bras siens délaissés tes hanches

après que nos corps serrés

avaient joué les caractéristiques de Prevìn

Francesca

 

 

L'immagine è opera mia

(*) nel video  Ella Fitzgerald accompagnata al piano da Andrè Prevìn

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categoria:emozioninpoesia
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