sabato, 29 dicembre 2007

mmmm

Buon Anno a tutti Voi, amici di Agorà!!!!

Ma quest'anno vorrei  simbolicamente augurare un anno nuovo, migliore, a tutti quei milioni di bambini che la guerra, la povertà, la fame, le sofferenze di ogni tipo hanno privato del diritto ad essere solo dei bambini, ad avere la spensieratezza di questa fase della vita. A tutti quei bambini che non sono tutelati, accuditi, amati, come dovrebbe essere invece logico che sia. Non vorrei fare dell'inutile retorica ma io mi chiedo quale futuro ci potrà mai essere per ua società che non riesce a proteggere il proprio futuro, cioè i bambini.

postato da: perlasmarrita alle ore 17:00 | Permalink | commenti (34)
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giovedì, 27 dicembre 2007

Ciao a tutti.

Come molti di voi avranno notato io sono appassionata di fotografia… purtroppo non  essendo una brava fotografa ho preso atto della mia poca attitudine e mi sono limitata  ad ammirare la bravura di alcuni amici che con una macchina fotografica in mano sanno cogliere  aspetti del vissuto quotidiano in una maniera così poetica che incanta.

E credo che abbiate notato le loro foto meravigliose che sono state pubblicate su Agorà qualche volta.

Partendo da questa considerazione ho pensato di creare un blog multimani dove  coniugare la bellezza di queste foto con la bellezza della poesia.

Non volendo fare torto ad  amico alcuno,  posto qui l’avviso di modo che chi è interessato  può lasciarmi  qui l'adesione oppure  mandarmi un messaggio splinder privato ed io provvederò a spiegare i dettagli ed a mandargli l’invito di partecipazione.

Riassumendo  io cerco persone interessate:

                                                              alla fotografia

                                                              alla poesia

Vi dico solo che il blog esiste già  ma è tutto da costruire ed organizzare perché spero di farlo insieme a chi aderirà, costruendolo come più ci piacerà.

Aspetto i vostri messaggi, dunque… e grazie. Anche degli eventuali graditi  suggerimenti che qui vorrete lasciarmi

postato da: perlasmarrita alle ore 19:46 | Permalink | commenti (25)
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martedì, 25 dicembre 2007

Le lunghe  ombre della notte erano oramai calate da tempo sulle cose e sulle persone. Tuttavia lui non dava segno di essersene accorto. Continuava a guardare quelle luci ammiccanti, che rincorrevano senza sosta, che scappavano via per ricomparire dopo pochi istanti.

Quelle luci sembravano ripetere i gesti di tutta quelle gente che non si fermava mai per strada: entrava nei negozi, ne usciva e sempre di corsa da un punto all’altro.

Solo lui seduto su quella panchina non mostrava di aver fretta, intento com’era a seguire i mille percorsi disegnati dalle luci, sempre uguali e sempre diversi.

Eppure c’era stato un tempo in cui lui giocava con luci simili e si divertiva a costruire alberi o case o semplici fontane di luci.

<<Papà prendi questo filo rosso>>

<<No papà prendi questo, il filo d’oro ci sta meglio>>

E lui riusciva ad accontentare tutti ed alla fine una fila di occhi soddisfatti e sognanti guardavano quell’enorme albero che sembrava contenere tutti i colori dell’arcobaleno sfumati da tante stelle birichine che giocavano a nascondino tra i rami.

Poi gli anni erano passati. Le luci  per adornare l’albero erano diminuite sempre di più. L’albero si era rimpicciolito sempre più fino a sparire del tutto, come le voci allegre che animavano la sua casa.

Prima se n’era andato suo figlio.

Era partito per un paese del nord, aveva incontrato una donna, si era sposato. E non aveva dato più notizia di se.

Il dolore era stato grande. Lui e sua moglie si erano molte volte chiesti in cosa avessero sbagliato. Poi con il tempo, che riesce a lenire ogni dolore, avevano accettato la scelta del loro figlio. Se ne erano fatti una ragione.

Poi era stato il turno della loro figliola. Aveva scelto quell’università così lontana!!!

<<Papà qui tutto bene. Ho dato un esame oggi, dillo alla mamma>>

<<Papà non posso tornare per le prossime feste,vado con gli amici a Parigi. Non ti dispiace, vero? >>

Si gli dispiaceva, ma come dirlo? Voleva bene alla sua piccola, voleva sempre il meglio per lei. E se il suo bene erano le vacanza di Natale con gli amici allora andava bene così.

Ma lei da Parigi non era più tornata. Viva almeno.  Un incidente d’auto gliel’aveva tolta per sempre.

La sua piccola. Come avrebbe potuto vivere senza di lei? Sicuramente non sarebbe riuscito, sarebbe morto.

Ed invece non era morto, aveva continuato a vivere. Sua moglie invece si era lasciata andare lentamente. Un mattino aveva messo il caffè sul fornello, dopo aver cambiato la lettiera al gatto ed essersi preparato;  l’aveva  chiamata perché era pronto il caffè ma lei non aveva risposto. Non avrebbe risposto mai più.

Ed aveva continuato a vivere per quel gatto che un giorno era entrato nella sua casa e non era andato più via. Non lavorava più oramai, non faceva nulla. Tutto il giorno in casa a curare il suo gatto che lo ricambiava con un affetto inimmaginabile: lo seguiva dappertutto, non lo lasciava mai da solo. Gli altri, gli amici di un tempo erano spariti tutti. Non lo avevano cercato più. Semplicemente.

E lui non aveva cercato loro.

Il gatto era la sua unica compagnia, il suo unico amico con il quale bofonchiare qualche parola, l’unico con il quale passare ogni minuto della sua interminabile giornata.

E così l’unica cosa che faceva da solo era quella passeggiata serale per le strade della città. Come quella sera.

D’un tratto sui suoi pantaloni di velluto nero comparve un fiocco bianco e poi un altro ed un altro ancora… fino a che i fiocchi divennero così tanti da offuscare le luci degli addobbi natalizi. Sentiva che quei fiocchi erano vita, vi sentiva la vita, quella vita che lui oramai non avrebbe saputo più dire cos’era. Gli piaceva veder nevicare, gli riempiva il cuore di un calore strano che annullavano quella asfissiante solitudine che portava dietro come un fardello necessario. Non conosceva più nessuno, non lo cercava più nessuno. Era un vecchio inutile.

Solo a Natale qualcuno si ricordava di lui. Capitava che seduto sulla panchina qualcuno gli allungasse pochi spiccioli. Lui non li chiedeva, non li voleva… poi li raccoglieva e passava a lasciarli in chiesa.

Aveva smesso di credere a un dio supremo da un pezzo. Non gli era proprio possibile. Come poter credere che un essere divino, scientemente, avesse deciso per lui tanto dolore e tanta sofferenza??

Eppure un piccola, nascosta  fiammella ardeva nel suo cuore. Si scopriva a cercare segni di un essere superiore nell’ululato del vento che scuoteva le sue finestre, nell’ammiccare  delle stelle lontane, nel rombo di un tuono…

Quella sera nessuno gli aveva dato dei soldi ed ora quei candidi fiocchi inaspettati a colorargli la serata. Volse gli occhi al cielo per riceverli sul viso, mentre poco distante da una finestra illuminata giungevano note dolcissime di una musica natalizia.

Sorrise mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime e poi si appoggiò allo schienale per godersi ogni fiocco, ogni nota musicale.

La mattina di Natale lo trovarono ancora così. Con un sorriso sulle labbra e  sulle  sue gambe un gatto che cercava di regalargli un ultimo buffetto d’affetto. 

postato da: perlasmarrita alle ore 17:58 | Permalink | commenti (23)
categoria:racconti
venerdì, 21 dicembre 2007

"A STORIA CHIU' BELLA "
 di Fan del Mare (*)

 

Ce sta 'a Madonna che s'astregne 'n sino
'nu Piccerillo: 'o Nennillo Divino
e 'stu Nennillo, che stenne 'e braccelle,
tene chill'uocchie ca pareno stelle.
Passano l'anne 'o nennille crescette
e cu' chill'uocchie 'stu munno vedette;
guardaie 'stu munno cu' l'uocchie chiù doce,
ma, pe' tramente 'O mettettero 'n croce
e pure 'n croce, perdono cercava

pe' chella gente che Lu straziava.
Passano l'anne, nun passa 'a memoria,
pecché 'sta croce ha cagnato la storia;
eppure, ancora, ce sta' tanta gente
che 'e chesta storia nun ne sape niente
e ce sta pure chi l'ha rinnegata
e tene 'n'anema triste e dannata;
nun sape che nun c'è storia chiù doce
'e 'sta Madonna, stu Ninno e...'sta croce !

 

(*) ci sono delle persone che leggono da tempo Agorà ma preferiscono non lasciare commenti, quindi voi non li conoscete con il loro nome o nikname. E’ il caso di Fan del Mare, ad esempio, una splendida persona di cui ho incrociato i passi virtuali sul blog del mio amico Luca. Entrambi sono appassionati di navi e di mare (come si deduce dal nik) ma Fan ha un’altra passione: la poesia.

Già in passato mi aveva fatto dono di una sua poesia scritta in dialetto napoletano, ma le mie personali vicissitudini me l’avevano fatta dimenticare. Ora in occasione del Natale, nel farmi gli auguri mi ha fatto dono di questa.

Il minimo che posso fare è postarla, anche perché io sono una estimatrice di questo bravissimo poeta che ha al suo attivo molte pubblicazioni. Ma di lui e della sua poesia vi parlerò più avanti, ora vi lascio in compagnia delle sue parole costruite sapientemente, una poesia bella, ricca di pathos che fa riflettere sul significato della figura di Gesù e che credo sia condivisibile anche da chi non è credente, tanta è l’umanità di cui Fan pervade la sua Figura.

 

postato da: perlasmarrita alle ore 15:53 | Permalink | commenti (47)
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giovedì, 20 dicembre 2007

Caro Gesù Bambino,

io sono una bambina come te ed è per questo che ti do del tu. Siamo due anime semplici e, si sa , tra semplici ci si capisce meglio.

Ti scrivo questa letterina  per chiederti alcune cose. Lo so, tu potrai obiettarmi che tutti ti chiedono qualcosa ma a te nessuno da niente. Anzi molti si vendono il tuo nome facendo finta di parlare a nome tuo ed invece si fanno gli interessi propri. Un po’ come tanti di  quelli che hanno un vestito nero lungo  e soprattutto come quello che ha un vestito bianco con la mantellina e la coppoletta in testa.

Ah, pure come quello pelato che  in televisione  dice sempre di parlare a nome degli italiani. Ma di quali? Di certo non a nome mio perché anzi se mi capita a tiro gli faccio lo sgambetto e lo faccio cadere con quel suo naso di plastica nel fango.

Ah scusa non è così che ti devo scrivere. Io devo essere buona ed invece non dimostro di esserlo neppure quando scrivo e te. È che certe cose mi fanno inc…. ehmmm mi fanno arrabbiare, ma questo volta ho evitato parolacce solo per far piacere a te.

Vedi caro Gesù Bambino, io ogni anno a Natale prometto di essere buona ma arrivati a  Santo Stefano già ho dimenticato la promessa fatta. Un po’ come tutti gli italiani. Ma non è colpa mia, lo dico sempre alla mia mamma. La colpa è di questa società che gira troppo velocemente, che insegna ad essere furbi ed arrivisti, che insegna che essere buoni significa essere stupidi.

Come dici? La società sono anche io? Ma ne sei sicuro? Mi sa che hai equivocato le mie parole, pertanto smentisco quanto ho detto e non ammetterò mai  di aver sbagliato senza la presenza del mio avvocato e del mio commercialista.

Allora…torniamo a noi... ti stavo scrivendo per chiederti delle cose. Andiamo con ordine.

Innanzitutto ti chiedo la pace nel mondo; tanto te la chiedono tutti e se mi scordassi di chiedertelo gli altri potrebbero pensare che non sono sensibile. Naturalmente te la chiedono da centinaia e centinaia d’anni e se tu non hai ancora provveduto vuol dire o che sei sordo o che proprio non puoi. Io penso la seconda, sai perché? Perché senza la guerra mi dici di cosa poi scriverebbero i giornali? E le industrie delle armi? Dovrebbero licenziare gli operai. E i politici? Rimarrebbero senza soldi e senza occupazione.  E tu non vuoi che tanta gente rimanga senza lavoro, vero?

Poi ti chiedo di far stare bene a tutti. E mi sa che anche qui non puoi. Ospedali chiusi, cliniche private deserte, ospizi vuoti ….(come dici? Non si chiamano ospizi? Ah si, in tv ho sentito che si chiamano lager … ah no???? Si chiamano  soggiorni per anziani? Ed allora se è un soggiorno perché gli anziani sono trattati male, chiusi in stanze senza fare una cippa dalla mattina alla sera che sembrano tanti zombie? Ok, ok … mi sto zitta. Io però certi modi di dire ipocriti dei grandi non li capirò mai. )

L’ultima cosa che ti chiedo è di cancellare la fame nel mondo facendo in modo che tutti siano uguali senza che ci sono ricchi così ricchi da fare schifo e poveri così poveri che non hanno neppure l’aria per respirare. Uhmmm, come dici? Questo l’hanno già tentato ma è andato male? Ma chi l’ha tentato, scusa? In questo non dovevi delegare gli uomini, mio caro Gesù Bambino, scusa se te lo dico, eh! Ma quando mai un uomo ha pensato di far  del  bene ad un altro uomo? Come dici? Che tu lo hai fatto? Ah vabbè ma è stato così tanto tempo fa che oramai l’hanno dimenticato tutti, eh..  e non sanno più come si fa!!!

L’ultima , l’ultima Gesù e poi non ti chiedo più niente, promesso.. giurin giurello!! Senti potresti far scomparire la cattiveria e mandare più amore nel mondo? Sai mi sono scocciata di sentire tutte quelle brutte notizie alla tv. Mamme che uccidono i figli, mariti che uccidono le mogli e poi morti tra fratelli, sorelle, amici…non si capisce più niente!!! E quelli che hanno industrie che fanno morire gli operai? Dove li mettiamo quelli? Non potresti mandare un pizzico di bontà nel loro cuore? E quelli che seviziano, sfruttano , violentano e uccidono i bambini? Almeno a quelli, Gesù? A te non costerebbe molto e sai quanti bambini sarebbero più felici!! Poi sei anche tu un bambino, lo saprai come ci si sente a essere perseguitati, no? Va beh, dai .... almeno qui cerca di intervenire ed io ti prometto che non dirò più parolacce, andrò a letto presto la sera, non picchierò gli altri bambini e farò sempre i compiti.

Che dici Gesù, ci posso contare?

Ti voglio tanto bene!!!

Francesca

postato da: perlasmarrita alle ore 20:04 | Permalink | commenti (10)
categoria:atmosfere
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