domenica, 16 marzo 2008

L’altro giorno seguivo in televisione Enigma, il programma di C. Augias, sull’eccidio di Via Fani e il rapimento di Moro, avvenuti esattamente 30 anni fa, il 16 marzo 1978. La puntata, centrata sull’approfondimento di quanto accadde nei 55 giorni del sequestro Moro, ha ripercorso la cronaca, ricostruito il contesto, elaborato ipotesi, riproposto le diverse interpretazioni di quei tragici avvenimenti attraverso documenti e testimonianze.

Intrighi internazionali, verità taciute, misteriosi personaggi, notizie  sensazionali e non, oscuro immobilismo politico italiano. E poi una società, quella italiana che a partire da questo delitto prende  finalmente le distanze dalle BR, negando loro (ma questo sarà ancor più forte dopo l'omicidio di Guido Rossa, il sindacalista  ucciso nel '79)  quel consenso strisciante che sembrava  avesse concesso prima. 

Io non parlerò di tutto questo perché  sono sicura altri blogger ne parleranno meglio di come possa fare io e mi dilungherei eccessivamente, per un semplice post. (un'interessante pagina giornalistica sui fatti di quel giorno la trovate da Paul) Io parlerò di sensazioni, di cose che mi hanno colpitoin quella trasmissione;  e la cosa che più mi ha colpito, positivamente, sono state la compostezza, anche se dolorosa, e le parole di Maria Fida Moro, la figlia dello Statista: “ho voluto incontrare alcuni dei brigatisti che hanno ucciso mio padre; ho chiesto loro perchè. Forse far toccare loro con mano il dolore che hanno provocato con le loro azioni è stata la più grande delle punizioni ”  ed ancora “in questi anni si è parlato spesso di Aldo Moro, ma non si può  parlare di lui senza prima sapere chi fosse, cosa rappresentasse”. E dalle lettere riportate e lette in studio, è emerso un ritratto di un uomo che nel privato era  dolcissimo, premuroso verso la moglie e i figli, con un attaccamento forte verso il nipote Luca; un attaccamento  simile a quello di tutti i nonni del mondo. (su Moro privato segnalo il  bel post di Amalteo)

Nella trasmissione è emerso anche il ritratto di Moro politico,  un  politico lucido, consapevole delle sue scelte, che aveva saputo guardare lontano aprendo al PCI, come i fatti politici degli anni seguenti hanno dimostrato. Il ritratto di uno dei migliori uomini politici che l'Italia abbia espresso.

Leggere oggi le lettere che Moro scrisse dalla prigionia ai suoi compagni di partito fa accapponare la pelle; lettere dove accanto alla lucida consapevolezza della propria fine, vi sta quell’umana speranza di intravedere, di cercare una via di salvezza.

Io vi posto, proprio per dare risalto alla  sua figura politica,  la lettera, recapitata il 29 marzo '78, che Aldo Moro scrisse a Francesco Cossiga, all’epoca Ministro dell’Interno.

 

 

Caro Francesco,

mentre t'indirizzo un caro saluto, sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te, avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Prescindo volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione - mi è stato detto con tutta chiarezza - che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto, come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto in termini politici, ma che diventa sempre più stringente). In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio (informato ovviamente il Presidente della Repubblica) possiate riflettere opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori. Pensare quindi fino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale. Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere. Nella circostanza sopra descritta entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione di Stato. Soprattutto questa ragione di Stato nel caso mio significa, riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno ed incontrollato, sottoposto ad un processo popolare che può essere opportunamente graduato, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza, con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni.

Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di legalità, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile. Tutti gli Stati del mondo si sono regolati in modo positivo, salvo Israele e la Germania, ma non per il caso Lorenz. E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un'alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato. Ritornando un momento indietro sul comportamento degli Stati, ricorderò gli scambi tra Breznev e Pinochet, i molteplici scambi di spie, l'espulsione dei dissidenti dal territorio sovietico.

Capisco che un fatto di questo genere, quando si delinea, pesi, ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può venire. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia, che bisogna valutare con freddezza, bloccando l'emotività e riflettendo sui fatti politici.

Penso che un preventivo passo della S. Sede (o anche di altri? di chi?) potrebbe essere utile. Converrà che tenga d'intesa con il Presidente del Consiglio riservatissimi contatti con pochi qualificati capi politici, convincendo gli eventuali riluttanti. Un atteggiamento di ostilità sarebbe una astrattezza ed un errore. Che Iddio vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero dipendere molte cose.

I più affettuosi saluti.

Aldo Moro

postato da: perlasmarrita alle ore 10:02 Permalink |
Commenti
#1   16 Marzo 2008 - 10:03
 
Buona domenica a tutti :)
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#2   16 Marzo 2008 - 12:48
 
Potente scorre la Forza in questo blog!! ;)



Passa una buona domenica :)
Un abbraccio
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#3   16 Marzo 2008 - 13:45
 
ciao perla
abbiamo voluto, con prospettive diverse, ricordare questa giornata.
ho voluto ricordare aldo moro come persona singola, fotografandolo in un contrasto di luce con i suoi carcerieri, aguzzini ed assassini:
http://amalteo.splinder.com/post/16358613/L%E2%80%99assassinio+di+Aldo+Moro+e+

a rileggerti

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#4   16 Marzo 2008 - 13:57
 
Tutta la storia del caso Moro è particolare, ma per chi l'ha vissuta e ricorda come bambino quegli anni e quella gente lo è di più..

Lo è perchè uno vedeva una cosa: l'intrasigenza dello stato, la presa di posizione di un popolo, il senso della nazione e la difesa della democrazia, mentre probabilmente è avvenuto ben altro.

E chi predicava certe cose aveva, da una parte e dall'altra, ben altri interessi, mentre un popolo più ingenuo ed idealista di quello di oggi si muoveva su ideali, rispetto umano, senso del sacrificio ecc.

Quel popolo, quelle persone, qualunque idea politica avessero, le rimpiango: erano pulite, avevano una tensione dentro, erano idealiste e credevano in qualcosa che fosse bene per tutti. Magari i contrasti erano anche aspri, ma certo diversi da oggi..

Penso alla politica di oggi, fatta di allenze o idee dettate dai sondaggi, di proclami ridicoli e sensa senso fatti solo per abbindolare una massa di ingenui che si crede che i soldi ed i diritti escono dal nulla. C'è un abisso, c'è un abisso tra il parlamento di allora, magari rubone come l'attuale, ed il nostro dove una seduta sembra una cosa mista tra un 'incontro dibattito al processo del lunedì ed una rissa tra teppisti..

Mi chiedo, per chi è morto Moro? Non parlo del perchè, ma del PER CHI, è diverso..

Tutti coloro che hanno perso la vita in mille battaglie per l'Italia, se vedessero Fabrizio Corona, Lele Mora e non tiro fuori i politici..

Per chi sono morti?

Perchè se esistono certe cose, da noi si ed in altri posti no, non è certo colpa di Corona o Lele Mora..

E' colpa nostra..

Manlio
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#5   16 Marzo 2008 - 15:18
 
Emergono da questa lettera - ma non solo da questa - la lucidità e insieme la profonda dignità di Moro. Che riusciva al tempo stesso ad essere implicato in un rapimento doloroso, che lo coinvolgeva in prima persona, ma anche a conservare una sorta di 'distacco' dalla vicenda. In ciò credo avesse un ruolo non secondario la sua fede religiosa.
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#6   16 Marzo 2008 - 15:31
 
Ciao Elwin :)

Grazie per la segnalazione Amalteo:)

Manlio per chi è morto. Ardua la risposta. Di sicuro è stata una vittima di quegli anni bui.
Da una parte pezzi di società impazzita e delirante, dall'altra una società ancora lontana dal vuoto interiore che si riscontra oggi.
Grazie :)

Già Marcello! La sua fede e la sua etica personale. Valori profondi e radicati.
Grazie :)
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#7   16 Marzo 2008 - 16:00
 
Ho scelto di occuparmi solo della aprte relativa alla cronaca di fatti.
Non per insensibilità,ma semplicemente perchè trovo allucinante che lo stato,questo stato,abbia dimenticato le vittime del terrorismo,tutte le vittime,e oggi cerchi quasi una riabilitazione a posteriori di un uomo che è stato lasciato morire da solo,come un cane.
Ciao
PaulTemplar
utente anonimo

#8   16 Marzo 2008 - 16:19
 
Passo immediatamente a leggere, Paul :) grazie per la segnalazione :)
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#9   16 Marzo 2008 - 22:54
 
Il ricordo di quei giorni è un ricordo doloroso.
Non si potè, o forse non si volle, salvare la vita a Moro. Lo Stato era così debole che temeva un gesto di questo genere e così l'Italia perse, come hai scritto, uno dei uomini migliori.
Era un uomo del dialogo, Moro.
Prima tra le varie correnti della DC, poi costruttore del dialogo con i socialdemocratici prima, con i socialisti poi ed infine con il PCI. Oggi lo avrebbero indicato come l'uomo delle grandi intese.
Un uomo di grande statura morale e politica; un uomo da rimpiangere.
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#10   16 Marzo 2008 - 23:35
 
Quel giorno lo ricordo benissimo. Stavo in autostrada e ci fermarono dei posti di blocco per tutta la notte. Ovviamente senza sapere dell'accaduto. Non ci sono parole....bello da parte tua averlo ricordato. Un abbraccio con affetto
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#11   17 Marzo 2008 - 02:03
 
E' una pagina di storia che ancora mi fa inorridire, soffrire. Non sono una politologa e non sono in grado di lasciare un commento in tal senso. Ma solo tanta sofferenza umana per un'atrocità che ha dell'assurdo.. come tutto ciò che è violenza.

Un abbraccio
Black
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#12   17 Marzo 2008 - 03:23
 
http://radicali.radicalparty.org/search_view.php?id=44643&lang=&cms=

buona lettura.

=®@ñ+'
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#13   17 Marzo 2008 - 03:27
 
http://radicali.radicalparty.org/search_view.php?id=44643&lang=&cms=

qui.
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#14   17 Marzo 2008 - 03:29
 
uff. la posto e bona lé:

Archivio Partito radicale
Notizie Radicali - 5 luglio 1968
LA NOTA: SIFAR

SOMMARIO: Prendendo spunto da un dibattito svoltosi sull'argomento, nella sede del partito radicale, tra il sen. Lino Jannuzzi e Marco Pannella, si ricostruiscono alcune vicende politiche legate ai servizi segreti - in particolare al SIFAR - dopo la nomina del generale Celi a vicecomandante dei Carabinieri e lo "strano suicidio" del col. Rocca: in particolare viene analizzato il ruolo tenuto in queste vicende dall'ex Presidente del consiglio on. Aldo Moro. A lui, infatti, si deve se è stato impossibile, al processo all"Espresso", fare luce sui fatti del luglio 1964: a lui si deve se il cosidetto rapporto Manes è stato sottratto all'opinione pubblica con la numerosa serie di "omissis" che ne hanno impedito la comprensione e la stessa lettura; fu ugualmente Moro a difendere la tesi del "segreto militare" con la quale si coprivano "sporchi segreti", non militari ma di altra natura. Anche il cosidetto rapporto Bolchini, fondamentale atto d'accusa contro il generale De Lorenzo, venne presentato purgato dagli "omi

ssis" e dal segreto di Stato. In definitiva, Moro tiene in pugno il ministero Leone, fino al momento in cui potrà riprendere la sua politica di centro-sinistra. Per tenere in mano la situazione, Moro ha persino imposto a ministro della Difesa un suo uomo, Gui, vietando la nomina dell'on. Scalfaro, con il pretesto che si tratta di uno "scelbiano". Moro ha avuto, ancora nel luglio 1964, incontri segreti con il generale De Lorenzo, con lo stesso Rumor, il sen. Gava e l'on. Zaccagnini.

(NOTIZIE RADICALI, 5 luglio 1968)

Il dibattito che si è svolto presso la sede del Partito Radicale con la partecipazione del sen. Jannuzzi e del compagno Pannella è servito a mettere in rilievo un dato politico importante e fino ad ora trascurato nelle polemiche sul SIFAR, riaccesesi in questi giorni dopo la nomina del gen. Celi a vice-comandante dell'arma dei carabinieri e dopo lo strano suicidio del col. Rocca: il ruolo che in tutta la vicenda politica e parlamentare ha avuto ed ha l'ex Presidente del Consiglio, Aldo Moro.

Quando sembrava che il processo all'"Espresso" potesse consentire di far piena luce sui fatti del luglio '64, fu l'allora Presidente del Consiglio ad intervenire personalmente per chiudere ogni seria possibilità di sviluppo alle indagini e per impedire che l'accertamento della verità facesse il suo corso.

Se Tremelloni non fu portato dal gen. Ciglieri a conoscenza del rapporto Manes, è certo che Moro invece ne era a conoscenza. Tremelloni o è stato raggirato o è stato complice, ma Moro è stato il diretto responsabile del tentativo di sottrarre alla conoscenza dell'opinione pubblica e della magistratura i risultati dell'inchiesta del vice-comandante generale dell'arma dei carabinieri.

Quando di questa inchiesta si arrivò per altre vie, non ufficiali, ad avere notizia, fu l'on. Moro a richiamare il rapporto consegnato nel suo testo integrale alla Magistratura, fu personalmente l'on. Moro a sottrarre alla valutazione del giudice i 72 "omissis", fu ancora l'on. Moro a difendere davanti al Parlamento l'assurda tesi del "segreto militare" che serviva in realtà a coprire sporchi segreti di altra natura. Tutti ricordano come il calmo, il moderato, l'imperturbabile Moro perse le staffe alla Camera quando l'on. Anderlini rivelò il contenuto di alcuni degli "omissis". Tutta la "Roma politica" sa come il rapporto Bolchini - l'altro fondamentale atto d'accusa contro De Lorenzo e contro il cancro dello spionaggio politico - fu portato dal governo a conoscenza del Parlamento praticamente a Camere chiuse e in un testo purgato anche qui dal "segreto di stato". Tutti sono in grado di valutare come un uomo famoso per la sua capacità di compromesso e di mediazione abbia dimostrato su questo argomento e in q

uesta occasione spirito di intransigenza e di intolleranza nei confronti dei suoi troppo succubi alleati di governo fino al punto da rischiare la crisi prima delle elezioni; come quest'uomo altrettanto famoso per la sua predilezione dei "tempi lunghi" abbia voluto bruciare ogni indugio nel procedere alle sostituzioni al vertice delle forze armate per nominare a capo di stato maggiore della difesa quel gen. Vedovato che è in questi giorni il protagonista della "caccia alle streghe" iniziata fra gli alti gradi militari e della attività repressiva e punitiva nei confronti di generali che per un attimo hanno dimostrato la capacità e il coraggio civile di non essere in tutto succubi del regime e dei suoi metodi.

Rimaneva un piccolo punto nero, su cui i timidi ministri socialisti (non tutti, per la verità) erano riusciti ad imporsi alla volontà di ferro del "molle" Moro: la permanenza del gen. Manes nella carica di vice comandante dell'arma dei carabinieri.

Con il governo Leone e la nomina del "moroteo" Gui al ministero della difesa anche questo vuoto viene riempito: Manes è allontanato e sostituito con il gen. Celi, ex collaborazionista e repubblichino, uomo di fiducia di De Lorenzo, il generale dei carabinieri che preparò nel luglio 1964, sempre per incarico di De Lorenzo, i campi di concentramento in Sardegna per gli uomini politici delle liste di proscrizione. E sempre con il governo Leone, l'inchiesta addomesticata del gen. Lombardi - voluta da Moro, complice Tremelloni - giunge a compimento per spiegare, se le informazioni sono esatte, che le attività di De Lorenzo nel luglio 1964 furono legittime.

Moro può essere soddisfatto. E ancora una volta può ringraziare l'abitudine agli schemi e alle classificazioni parlamentaristiche di schieramento, che hanno impedito alla sinistra di accorgersi in tempo, e di denunciare in tempo, ciò che si nascondeva dietro la nomina di Gui al ministero della difesa, preferito in questo incarico a Scalfaro colpevole di essere "scelbiano".

Grazie a questa operazione la "lunga mano" di Moro condiziona il governo fantoccio del sen. Leone, il cui compito è appunto quello di sistemare alcune faccende rimaste in sospeso per liberare la strada a un più grande "centrosinistra", magari ancora diretto dall'ex presidente del consiglio.

Scalfaro è uno scelbiano, ma in una delle ultime riunioni del Consiglio dei Ministri pare che abbia avuto sufficiente senso dello stato per opporsi ad alcune delle più spudorate proposte del Presidente del Consiglio in carica. Non abbiamo nessuna particolare simpatia per questo ministro. Lo consideriamo un nostro avversario. Ma anche fra gli avversari è necessario fare delle scelte, è necessario saper distinguere fra quelli che sono politicamente onesti e quelli che non lo sono. La lotta politica anche fra avversari delle più lontane ed opposte frontiere non deve necessariamente scadere ai livelli più bassi di regime, come purtroppo avviene in Italia.

E' necessario che le sinistre di governo e di opposizione rimedino in tempo a questi errori di valutazione e non diamo tregua all'on. Gui nel suo tentativo di concludere a via XX Settembre il disegno di Moro. Per chi poi avesse dei dubbi sugli interessi che muovono l'ex Presidente del Consiglio in questa vicenda, ricorderemo una notizia che fu data da questa agenzia: la notizia di una riunione dell'on. Moro, dell'on. Rumor, del sen. Gava e dell'on. Zaccagnini, avvenuta a casa di quest'ultimo nel luglio 1964, con il gen. De Lorenzo. La nostra notizia fu ripresa alcune settimane dopo dall'on. Pacciardi su un giornale, e dall'on. Amendola nel dibattito parlamentare sul SIFAR.

L'on. Moro non avvertì mai l'esigenza di rispondere o di fornire smentite o precisazioni su questo episodio.



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#15   17 Marzo 2008 - 09:27
 
è stata una fase calda della storia d'italia ma non solo. Schegge impazzite si trovavano ovunque e con svariate sigle, paragonabili agli odierni kamikaze (ma senza far scempio di sé). Persone, gruppi di persone disposti a scendere in guerra e non in campo come il mitico silvio biscione. Una pagina dolorosa? Di certo sì, ma solo per gli addetti ai lavori. La gente comune si sa, finchè non viene toccata direttamente, si sente lontana mille miglia dagli eventi, pur rimanendo scossa per l'idea della brutalità. Come in un film.

Sua Maestà Mahatma Brahamo Putro
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#16   17 Marzo 2008 - 10:18
 
Franti, grazie per aver riportato una voce dissonante.
Quello che è scritto su Moro è verità, perchè non esiste uomo politico che non sia invischiato in qualche traffico. Ciononostante, almeno per quel che mi riguarda, resta il rimpianto per questo uomo politico, che ha avuto il coraggio di certe scelte. E resta lo sgomento e lo smarrimento per una morte, inutile come tutte le morti decise dagli uomini. Una morte che ha tolto ad un nipote un nonno; ad una figlia un padre.
Non sono giovanissima e non sono neppure cresciuta nel paese dei balocchi; ho memoria di certi atteggiamenti, di certe scelte di certe parole. Tu sai di cosa parlo.
Ho memoria, ad esempio, della canzone tanto vituperata da essere vietata, quella di Giorgio Gaber che tu conoscerai senz'altro.
La lascio qui, a memoria
Perla sloggata dall'ufficio.
Io se fossi Dio
(e io potrei anche esserlo, sennò non vedo chi!)
Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente:
non sarei mica un dilettante!
Sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o, meglio ancora, a criticare, appunto...
cosa fa la gente.

Per esempio il piccolo borghese, com'è noioso!
Non commette mai peccati grossi!
Non è mai intensamente peccaminoso!
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sweda
lui pensa che l'errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo io se fossi Dio,
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero e molto distaccato
come dovreste essere voi!

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe', lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!

Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio!
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna!
Che viene da dire:
Ma dopo come fa a essere così carogna?

Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante!
Purtroppo l'occasione di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l'Asia e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri, gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli...

Finora abbiamo scherzato,
ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio
tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.

E a te ragazza che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po' coglione,
che quell'uomo è proprio un delinquente, un mascalzone,
un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia...
Io come Dio inventato, come Dio fittizio,
prendo coraggio e sparo il mio giudizio
e dico: Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!
così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente... tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora la libertà di pensare,
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare.

Immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento!
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti!
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano!

Sì vabbe', lo ammetto:
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia...
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

Ma io non sono ancora del regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli...

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente:
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le palle,
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forze, ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo...
E tutti quelli che fanno questo gioco
c'hanno certe facce che a vederle fanno schifo,
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del piccì.
Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti
finiscono così.

Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione;
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra... o non lo vuole.

Compagno radicale,
la parola "compagno" non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata.
Compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non c'entra un cazzo...
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili e di idiozia
che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov'è che i cani devono pisciare!

Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi!
Compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro!...
Compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti!
Fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato nei vostri sfaceli...

Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale!
Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale:
perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati
e per le bombe.
Perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia.

Io come Dio, non è che non ne ho voglia.
Io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili!
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!

Ecco la differenza che c'è tra noi e "gli innominabili":
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento.
Ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli...
utente anonimo

#17   17 Marzo 2008 - 10:25
 
Ale ti ricordi quando un pò di tempo fa si parlava del fatto che inspiegabilmente quando un uomo moriva, anche se era stato un emerito stronzo in vita sua, diventava di colpo un santo con la morte? Io ricordo che eravamo concordi (ma correggimi se sbaglio) nel ritenere ciò aberrante ma come una sorta di contrappasso per autogiustificazioni (per l'essere umano sopravvissuto intendo)
Successe anche a Gaber. Ho trovato questo brano che parla di Gaber e di questa canzone
"

Per qualche giorno, dopo la morte di Gaber, la televisione lo ha descritto nel modo più "angelico" possibile, i politici hanno tutti ricordato "quanto era bravo", le radio hanno trasmesso le sue canzoni più comiche e divertenti. Chissà perché hanno tutti dimenticato di trasmettere e di parlare di questa canzone che è stata sempre proibita dalla radio e dalla televisione italiana: anzi, era considerata così pericolosa che nessun discografico ha voluto pubblicarla! Gaber l'ha perciò prodotta in proprio e il disco ha per questo avuto un sistema di vendita molto particolare (non si trovava normalmente nei negozi ma circolava quasi "clandestinamente"). Perché la canzone è così terribile? Perché in anni in cui il terrorismo delle Brigate Rosse rapisce, uccide e commette crimini (solo nel 1978 era stato assassinato Aldo Moro, il Presidente della Democrazia Cristiana), Gaber dice che "a dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiare giudizio": quindi, anche se non è giusto sparare e uccidere lui lancia un'invettiva feroce contro quelle stesse persone e parti politiche che spesso sono vittime del terrorismo. "

Molto interessante, vero? :))
utente anonimo

#18   17 Marzo 2008 - 11:15
 
Mi sono accorta solo ora che mancava la parte più significativa al post. Chiedo scusa :)))

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politicante qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l'unico statista!

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!

Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente...
io se fossi Dio,
la terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono!

E allora va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io...
utente anonimo

#19   17 Marzo 2008 - 13:23
 
C'ero, ero già universitario, quella mattina infame che, inizialmente, fu vista quasi con rispetto più per le vittime innocenti della scorta, che per il sequestro di un'icona della politica (hai ragione, la vera consapevolezza fu acquisita con la barbara esecuzione di Guido Rossa, un vero Eroe). Cosa dire? Vederne le rievocazioni adesso fa impressione, perchè nulla puo' ricreare il clima vero che c'era nel paese, le perquisizioni surreali (a me, per dire, ad un posto di blocco a Ferrara Chiesuol del Fosso pu puntata addosso una mitraglietta col colpo in canna mentre ispezionavano il cofano anteriore della Fiat 500....) ; i dubbi, le incertezze, le cronache falsate o illuminanti (come la leggenda che alla notizia della morte di Moro, una delegazione DC si recò a casa della vedova, e ne sparirono i cucchiaini d'argento con cui aveva servito il caffè), la consapevolezza che tutti, da quel giorno saremmo stati un po' meno liberi....
Uno choc, probabilmente non necessario, ma efficace.
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#20   17 Marzo 2008 - 14:16
 
Per me Aldo Moro non era un Santo e nemmeno un Eroe. Era un buon politico, con una visione diversa ed abbastanza nuova. Non un innovatore, ma un ottimo mediatore, aveva "visto" il centro-sinistra 30 anni fa.
In prigionia mantenne dignità, ma le sue lettere dicono chiaramente : abbiamo/avete fatto compromessi per tutto e tutti, perchè non per me. Io non voglio morire adesso, non così.
Questo compromesso non venne fatto.
La sua ultima profezia : "il mio sangue ricadrà su di voi", fu sostanzialmente sbagliata, il sangue di Moro ricadde sulle BR.
Alla loro domanda verso il popolo : "portiamo l'attacco al cuore dello Stato, o con noi o contro di noi", seguì una risposta muta, dipinta sulle facce che potevi vedere ovunque, sulla metro, al bar, per strada........fu l'inizio della loro fine.
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#21   17 Marzo 2008 - 14:31
 
Ero all’università, fu interrotta la lezione di ragioneria cui assistevo e tutte le altre.
Poi andammo in piazza, a S. Giovanni, bandiere rosse e scudo crociato per la prima volta insieme.
Fatto che si ripete con difficoltà e in parte solo nelle marce della pace.
Compattezza contro un nemico comune ma senza dimenticare che era il nemico più temibile solo in quel momento mentre altri ce n’erano e più antichi.
Il Colpo di Stato era sempre dietro l’angolo, le questioni internazionali ancora odoravano di guerra fredda. Lo scontro era forte, sulle piazze, ogni sabato, tra chi stava in linea di colore dalla stessa parte ma si scavarono trincee.
Marco Tullio Giordana girò Maledetti Vi Amerò nei locali di una Radio Onda Rossa che dopo l’omicidio si frantumò, come molto altro.
Quella morte serviva alla frantumazione e lo fece. La liberazione avrebbe portato alla luce quello che ancora non riusciamo a capire.
Per gli anni successivi la sinistra fu in ginocchio a fare autocritica sulle sue responsabilità.
I brigatisti erano autentici, erano anche della mia scuola, li conoscevo.
Ma sono certa che è solo una parte della verità.
Vero è anche che noi del PCI eravamo i delatori , loro nemici e ogni giorno rischiavamo grosso.
La colonna di Roma Sud era intorno a casa mia, sapevamo anche in quale bar si riunivano ...
Gaber... Perla ero al Brancaccio a vedere il suo spettacolo, non me ne perdevo uno.
Quando arrivò alla strofa incriminata successe un casino nel teatro.
Qualcuno si alzò, ricordo sbattendo poltrone e cappotti e si mise a urlare.
Questo era il clima a Roma in quegli anni...solo testimonianza.
Ma era uno statista. Oggi si contano
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#22   17 Marzo 2008 - 15:29
 
1.Io quando morì Moro non avevo compiuto nemmeno un anno ancora...

Quello che so, lo so dai libri e dalle immagini "spettrali" d'epoca ritagliate dal capolavoro giornalistico "la notte della Repubblica".

2.Furio dice bene.

3.Aggiungo dicendo che Moro è ancora un "Tabù"...
mi fa rivedere sempre le immagini dei politici nelle occasioni in cui si celebra la memoria delle stragi di Capaci...tutti così doverosamente desiderosi di arraffare "pezzi di tunica" delle vittime sacrificali della Ragion di Stato...vittime e non eroi sottolineo ,visto che ogni volta testimoniano il più grande "peccato originale " del popolo italiano ,

che non è "l'essere una bolgia di guelfi o ghibellini, o di emigranti o terroni d'Europa, e nemmeno dell'essere vanitosi e chicchieroni bravi a cucinare e a inventare il miglioro modo di arrangiarsi..

MA è L'ESSERE UN POPOLO NICODEMICO CHE NON HA MEMORIA ,
IL POPOLO DELLE RIVOLUZIONI MANCATE.

è questo il motivo per cui le Br come prima di loro le brigate "garibaldine" del partito d'Azione..o ancora prima i giovani mazziniani, o i garibaldini, fallirono tutti..mentre vinsero e vinceranno sempre i "moderati" Cavouriani, i notabili e baroni..nicodemici appunto e gattopardeschi "padroni" della nostra splendida Italia bella e sfingea come Venezia, così immobile e mummificata, eterno monumento della decadenza..
saluti :-)
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#23   17 Marzo 2008 - 15:36
 
Per me è inquietante tutto quello che ancora non si sa, e forse non sapremo mai, sul caso Moro.
Chi davvero ha mosso le fila, chi c'era dietro le BR, perché il covo non è stato trovato, perché il memoriale è sparito, così come quasi tutte le lettere scritte ni 55 gg. di prigionia.
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#24   23 Marzo 2008 - 17:18
 
Non ho visto la trasmissione, ma dopo mi ha un po' deluso Augias perchè ha dichiarato che per lui il complotto è inesistente: ora appare molto chiaro nel sequestro Moro gli elementi oscuri legati a Gladio, P2 e servizi segreti italiani e stranieri siano dominanti; come è alquanto strano che le Br non abbiano divulgato i segreti di Stato appresi da Moro, (per non parlare di memoriali manomessi, depistaggi vari, e omicidi di giornalisti come Pecorelli), per questo bisognerebbe lasciare il canpo aperto a tutte le ipotesi: certo i brigatisti sono gli esecutori materiali, ma dietro chi c'era ?
Ciao
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