Finalmente ho potuto avere tra le mani il nuovo CD di Paolo Conte, “Psiche”.
Questo suo album non è una sorpresa, almeno per me. Amo in maniera viscerale la musica che propone questo distinto signore di 72 anni che suona con l’aria stralunata degli improvvisatori, ma che improvvisatore non è.
Psiche giunge a consolidare una scrittura formale e al contempo scorrevole, in grado di soddisfare, a mio avviso tanto gli appassionati di canzonette quanto gli austeri intenditori di musica senza scordare chiunque stia nel mezzo. Come me. Ed è nel suo titolo il messaggio; secondo me Conte intendeva Psiche come Anima, perchè questo album parla davvero all'anima.
Il pezzo che è nel segno della sua migliore tradizione jazzistica ha il titolo dell'album, ed è un gioiello di capovolgimenti improvvisi ed inseguimenti di note.
Il pezzo che vi propongo qui, Coup du Théatre, non è stato apprezzato moltissimo dalla critica, almeno quella che ho letto io. Forse perché troppo “francese”, sia nella sonorità che, ovviamente, nella lingua scelta. Ma a me piace davvero molto… ve ne propongo il testo, l’audio ancora non si può.
Dis-moi que tu m'aimes
dis-moi que tu es ma flamme
dis-moi, dis-moi quelque chose
Ne me dis rien....
Restes dans le silence
du grand désert
Dans la musique
de l'univers
Le paradis de notre enfer
Je ne cherche plus
mon ange
Seulement l'amour
sait te dire
te dire d'une voix
de femme
tout son plaisir
Te dire d'une voix
secrète
tout son desir

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