martedì, 03 giugno 2008

...a un amore mai nato

Ci siamo trovati lungo un cammino fatto di sassi e lacrime e dolcemente ci siamo presi per mano trovando nell’altrui calore, tepore per il proprio cuore, irrigidito dal gelo della vita.

Ricordi quanto erano belle quelle pause di silenzio tra noi, quando intervallavamo i sospiri ai sogni, raccontandoci le singole ferite che insieme avevano costruito il nostro essere. Esseri peculiari, ognuno a se, ma stranamente simili in ogni moto d’amore caduto lungo il pendio dell’indifferenza; stravolto e non capito lungo i tornanti di un cammino senza dove.

 

I'm under your spell

Like a woman in a trance

You know damn well that I don't stand a chance

Unchain my heart let me go my way

Unchain my heart you worry me night and day

Why lead me through a life of misery

When you don't care a bag of beans for me

Unchain my heart set me free

 

Ci siamo riconosciuti dolcemente, nelle carezze delle parole, porte all’altro con rispetto, con circospezione, quasi. Quasi a non voler turbare un equilibrio ottenuto con sforzi sovrumani, ritagliandolo dal quadro senza cornice che è il nostro essere sociale.

Ti ho accolto nel mio cuore con gioia, riponendoti in un angolo della mia dolcezza, quando mi hai trovato, leggendo quella poesia di Neruda. Ricordi? Mi dicesti che non era una bella poesia da recitare, non da una donna.

 

Donna, non sei soltanto l' opera di Dio,

ma anche degli uomini, che sempre

ti fanno bella con i loro cuori.

 

I poeti ti tessono una rete

con fili di dorate fantasie;

i pittori danno alla tua forma

sempre nuova immortalità.

 

Il tuo cuore di scricciolo impaurito dalla vita, rimbombava sulle pareti delle parole stese come petali di rosa su un cammino, mentre il tuo coraggio ti rendeva forte, quasi un cavaliere bianco in sella a un destriero rassegnato del vagare.

Troppo o troppo poco cosciente della tua forza? Non lo saprò mai.

So che hai conquistato il mio cuore lentamente, dolcemente. Quasi inconsapevolmente.

Presa al laccio tra il tuo avanzare e recedere, ho rimesso in moto la speranza, la fiducia. Ero convinta che tu, come me, fossi affascinato dalla bellezza dell’anima come dello stormire delle fronde; incuriosito da labbra troppo vicine da lambire, ma impaurito al solo pensiero di sfiorarle, ti sei ripiegato su te stesso quando all’orizzonte balenava amore.

 

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.

Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.

Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.

Sete di metallo ardente, sete di radici avide.

Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano

in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora

 

Ti avrei aspettato secoli se solo tu avessi pronunciato una parola che mi avesse fatto capire un tuo sforzo di ricerca; invece niente. Solo scaramucce, pantomime di una gelosia congetturale e mai esplicitata.

Ti avrei aspettato secoli ed invece sono qui e quel che so è anche che sto scrivendo nel vuoto, quel tipo di tremendo, sconosciuto vuoto, quel vuoto - fatto di niente e di braccia tollerate ma non amate attorno a me - in cui sto per entrare.

...................

Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.

Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.

A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,

che corrono sul mare dove non arriveranno.

Mi vedo già dimenticata come queste vecchie ancore.

 

Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.

Si stanca la mia vita inutilmente affamata.

Amo quel che non ho. Tu sei così distante.

La mia noia lotta con lenti crepuscoli.

 

E Voi avete mai scritto una lettera a qualcuno, senza mai spedirla?

 

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categoria:vita, atmosfere, amore ed amori
domenica, 22 luglio 2007

È un dato di fatto, almeno partendo dalla mia esperienza, che c’è tanta gente che si vive la sua vita reale in maniera del tutto virtuale, mentre altrettanta gente vive la propria realtà solo nel virtuale. Non voglio qui parlare dell’opportunità di queste scelte (quando davvero lo sono, scelte) bensì confrontarmi con voi sui cosiddetti amori virtuali.

Un sentimento che si nutre, per eccellenza,  di odori/contatti/sguardi – quindi di corporeità -  ha un sua dimensione in un mondo che invece ha come caratteristica principale l’incorporeità? 

Oppure quel trasporto, che può capitare di provare per qualcuno conosciuto in rete, è solo infatuazione  di un’idea piuttosto che di una persona? Infatuazione non per un/a uomo/donna ma solo occasione per riempire un qualche vuoto esistenziale, una qualche obbligata solitudine ?

 

 Voi  cosa  pensate  al  riguardo?   Vi  è  mai  capitato  di innamorarvi  in rete?


Aggiornamento di Lunedì 23, ore 12,30

E gli amori epistolari? Che ne pensate? Io nelle parole che Kail  invia a Mary  mi ci perdo, lo confesso. Mi chiedo  e se loro due si fossero incontrati?  Si sarebbe mantenuta inalterata tanta delicatezza e tanta poesia?

30 Ottobre 1913
Perché tenti di spiegarmi tutto ciò che mi dici? Il mio cuore può capire al di là delle parole d’amore. Forse non hai fiducia nella mia comprensione? E, per favore, non pensare che chi ama può essere ferito con facilità. …tutto quello che c’è di superficiale nelle nostre liti finirà per scomparire da solo…Qui a Boston c’è soltanto una mia metà: vorrei prendere il treno per New York e vederti son i miei occhi. Non avresti alcun bisogno di parlare, e neppure di sorridere. Stare al tuo fianco mi fa sentire un uomo completo.

20 Giugno 1914
(…) Io ti amo. Ti desidero più di quanto tu desideri me. Ogni volta che ci incontriamo, tu riempi tutto lo spazio intorno a me.
Io ti amo, e so che il contatto fisico ha un suo momento. Che poi scompare.
Non voglio che niente di grande fra noi finisca per scomparire, perché non sappiamo che cosa può accadere dopo. La nostre relazione è già abbastanza forte, ma non so fin dove possano spingere i limiti imposti all’amore.
Eppure, mi metto nelle tue mani. Un uomo si può mettere nelle mani di qualcuno solo quando l’amore è tanto grande che il risultato di questo abbandono è la libertà totale.
Io ti amo con tutto ciò che esiste in me. La punta dei miei capelli, persino quella delle mie unghie…tutto è pregno di questo amore per te, Mary.

23 Maggio 1915
Avrei sempre voluto riferirmi a te come la vita che crea la Vita, ma non me lo sono mai permesso. Pensavo non volessi che io lo dicessi. Eppure, sento che siamo finalmente giunti a un momento importante per noi.
Quando c’incontreremo ne parleremo a lungo: come se fosse non una cosa nuova, ma qualcosa di antico che viene vissuto in un modo nuovo.

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categoria:esperienze, società, poesie e affini, amore ed amori, riedizioni
sabato, 26 maggio 2007

L'amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te.

L'amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo. 

"L’amore maturo è una unione che mantiene intera la propria identità: il vero amore fa sì che due esseri diventino “uno” rimanendo “due”.
Spesso non è così. Infatti si creano situazioni di “simbiosi” (cioè in cui uno vive dell’altro) che ingenerano o situazioni di “dominio” o di “sudditanza”, in cui quello che appare “forte” ha bisogno del “debole” per darsi una identità e viceversa (in termine tecnico-psicoanalitico si indicano come simbiosi sadiche e masochiste).
Invece l’amore non vive dell’altro (cioè lo “succhio” per nutrimene) bensì vive per l’altro: si dona all’altro. In altre parole non è un’esperienza “passiva” ma un’esperienza “attiva”.
L’amore perciò si può definire come una attività interiore dell’uomo, cioè che “produce” e non è “prodotta”. L’amore è perciò libero e “realizza” la relazione. Questo la differenzia dalle passioni in cui la persona è “vittima” di una pressione esterna che la causa (“prodotta” appunto) che invece “consuma” la relazione.
Quindi l’amore maturo si può definire anche come: orientamento della persona verso il mondo dove l’uomo non “consuma” ma “realizza” dei rapporti.

L'amore si esprime attraverso quattro modi fondamentali: premura, responsabilità, rispetto, conoscenza. Sono virtù che fanno parte della personalità matura, cioè che ha superato i sogni narcisistici di onnipotenza ed ha acquistato l’umiltà dalla sua capacità di sentirsi vivo.
* Premura. E’ l’interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo. Una mamma che dice di amare il proprio pargolo ma si dimentica di dargli da mangiare ha un ben povero amore.
* Responsabilità. E’ la risposta al bisogno espresso o inespresso di un altro: chi ama “risponde” perché la vita dell’altro lo riguarda.
* Rispetto. La responsabilità da sola può sfociare in “dominio” ma chi ama rispetta. Non è timore ma vedere la persona come è (respicere = guardare) perciò desiderare che cresca e si sviluppi per ciò che è. Il rispetto però è possibile se io ho raggiunto l’indipendenza e l’autonomia, cioè se so stare in piedi da solo senza il bisogno di quella gruccia che il dominare su o dipendere da qualcuno.
* Conoscenza. Come posso rispettare ciò che non conosco? Molti sono i gradi della conoscenza ma l’amore non è mai superficiale. Oltrepassare il limite della superficialità è possibile solo sono se riesco ad “annullarmi” di fronte all’altro per non filtrarlo attraverso i miei schemi e pregiudizi per vederlo come veramente è."

L'arte di amare - E. Fromm

 

 

Sto rileggendo in questi giorni uno dei miei libri preferiti. Riflettevo su una cosa. Per quanto mi è stato dato di osservare, trovo che in giro ci sia tanta voglia d'amore, tanto desiderio di amare e di essere amati  ma poche volte si realizza quello che potrebbe essere definito, quello che Fromm definsce, amore maturo. Perchè questo gap? Perchè siamo disabituati ad ascoltare davvero "l'altro", presi come siamo a ascoltare noi stessi? Perchè  l'altro va a colmare  un bisogno  d'amore che è esattamente la negazione dell'amore? Perchè? Ho posto a me stessa molte domande, sono riuscita a darmi poche risposte. Ora la domande le giro a voi. Che ne pensate?

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categoria:letture, amore ed amori, riflessioni ad alta voce
martedì, 20 febbraio 2007

TIAMOONLINE®

Perche' ti amo

Perche' ti amo, di notte son venuto da te
cosi' impetuoso e titubante
e tu non me potrai piu' dimenticare
l' anima tua son venuto a rubare.

Ora lei e' mia - del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potra' salvare.

~ Herman Hesse ~

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A parte gli scherzi... questa si che è una bella iniziativa.....
22 dicembre giornata dell'orgasmo globale per la pace
Il 22 dicembre Donna Sheehan, 76 anni, e Paul Reffell, 55 anni, due pacifisti americani molto noti, hanno lanciato l'idea per il prossimo 22 dicembre di un "Orgasmo globale per la Pace", per una soluzione definitiva ai conflitti nel Medio Oriente. Pertanto tutti coloro che vogliono aiutare tale causa possono parteciparvi semplicemente "facendo l'amore" e "veicolando quel gigantesco flusso di energia" capace di favorire la Pace.
Sul sito www.globalorgasm.org tutti i dettagli della manifestazione con le indicazioni sugli orari di questo orgasmo "pacifista".
(notizia presa su www.amoreblog.it
)

CIAO
GUASTOTOTALE

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categoria:guasto, amore ed amori
martedì, 19 dicembre 2006

«Se io ti do il mio amore, che cosa ti sto dando di preciso? Chi è l'io che sta facendo questa offerta? E chi, per inciso, sei tu?» si domanda lo psicanalista americano Stephen Mitchell nel libro "L'amore può durare?".

La domanda non è per nulla retorica se ci soffermiamo un attimo sul suo significato. E' il ribaltamento radicale circa il modo di considerare l'amore, quasi sempre pensato come qualcosa in possesso dell'io, qualcosa di cui l'io può disporre.  Per questo nessuno crede fino in fondo all'altro quando dice: «Io ti amo».

Amore non è una faccenda dell'io. L'ultimo a ricordarcelo, in ordine di tempo, è stato Freud quando affermava che «l'io non è padrone in casa propria», perché inconsce sono le forze che determinano quelle che l'io considera sue scelte. Una volontà, quindi, che non è amore. Molto prosaicamente si potrebbe definire come l’escamotage del genere umano verso la continuazione della specie. Una volontà  universale che inganna i singoli individui con le lusinghe d’amore? Non lo so. Forse siamo  noi i soggetti della nostra esperienza erotica ma in realtà noi non facciamo altro che soggiacere a forze oscure e immanenti che hanno come unico obiettivo la sopravvivenza. Platone diceva: «Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio»

E allora? Dobbiamo necessariamente dedurne che l’amore è una mistificazione della mente? Voi che ne pensate?

Immagine:  E. Manet - Argenteuil

postato da: perlasmarrita alle ore 15:49 | Permalink | commenti (34)
categoria:società, amore ed amori
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